I giorni passano e sono sempre molto preso e non molto presente a casa. Quando sono qui preferisco passare un po' di tempo con le mie bimbe che piangono sempre molto se mi vedono e non sto con loro.
Il mio diario... o meglio, ciò che mi passerà per la testa di scrivere delle mie giornate, di quello che faccio. Non so quanto diario sarà, nel senso che sicuramente non lo farò tutti i giorni. Cercherò di essere il meno ripetitivo possibile, anche se mi sarà difficile perché più o meno faccio sempre le stesse cose. Vivo in un mondo tutto mio. Potrei dire che la mia vita trascorre nel mondo delle fiabe. Grazie e siate positive/i...
domenica 23 agosto 2009
AGOSTO...
I giorni passano e sono sempre molto preso e non molto presente a casa. Quando sono qui preferisco passare un po' di tempo con le mie bimbe che piangono sempre molto se mi vedono e non sto con loro.
lunedì 10 agosto 2009
SERATA
AL PIRLOT DA LA LUCE ELETRICA
L'era la prüma duminica di satembar quanc ca al Paracu, finì la predica, l'ha dit giü dal pülpit ca cula sera lì, difat dop cina, saria rivà la luceletrica in chili casi 'n du iva tirà dai fii dupli inturcignè, ca i finiva cun i piac' e li lampadini tacadi sui plafun dali cusini e dali stüi.
Cula sera lì tüc' i era a casa a spatar ca si impiöss li lampadini.
La Barbarina di Dunadin, ca la stava su 'n sump Ruina, quanc ca s'ha impià la luce, lì par lì, la ciapà 'n spavent, ma difat dop la sa mitù a far scapineli par vigiar sa cun la luceletrica as ghi vigiva ben cumi cul lüsor dala lucerna.
L'iva quasi finì na scapinela, ma la luce l'era amù lì impiada! Dop do o tri boti ca la infilzava mal i fer - la crudava giù dala son - la pinsà da nar in canonaga, ca l'era lì apè, a dumandar al Paracu cu ca la duiva far par puder nar a durmer al scör.
"Ma Barbarina! - al ga dit al Paracu 'n poc sul sut - Vigì stu pirlot chi? Al girè ci e la lampadina la si smorza di colpu. Comut no?! If capì ades?"
"A derla fo dai denc', no dal tut! - l'ha ga ribatù la Barbarina - Ma què, tüti li seri, prüma da nar a durmer, mi tucaria vigner chi in canonaga a girar cul pirlot lì? Nu mi par propriu na gatada comuda sta vosa luceletrica!"
L’interrutore della luce elettrica
Era la prima domenica di settembre quando il Parroco, alla fine della predica, ha detto dal pulpito che quella sera sarebbe arrivata in quelle case dove avevano tirato i fili doppi attorcigliati, che terminavano coi piatti e le lampadine attaccate sui soffitti delle cucine e delle stube. Quella sera tutti erano a casa ad aspettare che si accendessero le lampadine. La Barbarina di Dunadin (soparannome), che abitava in alto a Ruina (frazione est di Pinzolo), quando si e’ accesa la luce, lì per lì, si e’ spaventata, ma subito dopo s’e’ messa a lavorare alle calze di lana per vedere se con la luce elettrica si vedeva meglio che con la lampada ad olio. Aveva quasi finito il calzettone, ma la luce era ancora accesa! Dopo due o tre volte che infilava i ferri – cadeva dal sonno – ha pensato di andare in canonica, che era lì vicina, a chiedere al Parroco che cosa doveva fare per andare a dormire al buio. “Ma Barbarina! – gli dice il Parroco un po’ seccato – Vedete questo interruttore? Lo girate e la lampadina si spegne subito. Avete capito adesso?” “A dirla fuori dai denti, non del tutto! – ha risposto la Barbarina – Ma tutte le sere, prima di andare a dormire, devo venire qui in canonica a girare l’interruttore? Non mi sembra proprio una gran trovata questa vostra luce elettrica!”
L’interrutore della luce elettrica
Era la prima domenica di settembre quando il Parroco, alla fine della predica, ha detto dal pulpito che quella sera sarebbe arrivata in quelle case dove avevano tirato i fili doppi attorcigliati, che terminavano coi piatti e le lampadine attaccate sui soffitti delle cucine e delle stube. Quella sera tutti erano a casa ad aspettare che si accendessero le lampadine. La Barbarina di Dunadin (soparannome), che abitava in alto a Ruina (frazione est di Pinzolo), quando si e’ accesa la luce, lì per lì, si e’ spaventata, ma subito dopo s’e’ messa a lavorare alle calze di lana per vedere se con la luce elettrica si vedeva meglio che con la lampada ad olio. Aveva quasi finito il calzettone, ma la luce era ancora accesa! Dopo due o tre volte che infilava i ferri – cadeva dal sonno – ha pensato di andare in canonica, che era lì vicina, a chiedere al Parroco che cosa doveva fare per andare a dormire al buio. “Ma Barbarina! – gli dice il Parroco un po’ seccato – Vedete questo interruttore? Lo girate e la lampadina si spegne subito. Avete capito adesso?” “A dirla fuori dai denti, non del tutto! – ha risposto la Barbarina – Ma tutte le sere, prima di andare a dormire, devo venire qui in canonica a girare l’interruttore? Non mi sembra proprio una gran trovata questa vostra luce elettrica!”
sabato 8 agosto 2009
CASSIN
Ciao Riccardo, ti penseremo sempre, Piccolo Grande Uomo. Non dimentichero' quel giorno, quando avevi 80 anni e ci siamo incontrati sulla tua via al Badile. Rimanemmo senza parole io ed il mio amico Giarolli. E la mangiata superba che facemmo insieme a Pinzolo dal nostro amico Ugo? Ciao Piccolo, ciao...
venerdì 7 agosto 2009
BARBIER-MASE'
TONI MASE'
CLAUDE BARBIER
CUNEO DI LEGNO
LA VIA
NOI
DOPO LA SALITA
Giornata di relax, per modo di dire. Sono stato di nuovo ad arrampicare col mio amico Andrea Sarchi. Obiettivo: via Barbier-Mase' alla cima d'Ambiez. Bellissima salita, aperta nel 1961 da Claude Barbier, fortissimo arrampicatore belga e grande solitario insieme a Toni Mase'. Anche lui, forte scalatore di Pinzolo ed ora Presidente delle Funivie.
CLAUDE BARBIER
CUNEO DI LEGNO
LA VIA
NOI
DOPO LA SALITA
Giornata di relax, per modo di dire. Sono stato di nuovo ad arrampicare col mio amico Andrea Sarchi. Obiettivo: via Barbier-Mase' alla cima d'Ambiez. Bellissima salita, aperta nel 1961 da Claude Barbier, fortissimo arrampicatore belga e grande solitario insieme a Toni Mase'. Anche lui, forte scalatore di Pinzolo ed ora Presidente delle Funivie. La via e' molto difficile e ci ha impegnati al massimo. Tutta strapiombante con pochissimi chiodi. Una bella gita, come ha detto Andrea. Ho trovato anche un cuneo di legno dei primi salitori e l'ho consegnato a Toni Mase' per ricordo. Mi piace moltissimo percorrere queste vie, ormai storiche, e pensare a quanto erano forti a quei tempi e quanto morale avevano.
giovedì 6 agosto 2009
martedì 4 agosto 2009
domenica 2 agosto 2009
NELLA E BRUNO
Che giornata indimenticabile! Se ne parlava dallo scorso anno dopo la scomparsa del "Bruno". C'erano le ceneri del Grande Bruno Detassis da portare in cima al Crozzon. Ma passo' del tempo prima che fossero disponibili e poi i figli volevano ci fossero anche quelle della moglie di Bruno, Nella. Lei se n'era andata qualche anno fa. Era una donna tanto carina e dolcissima. Da diversi anni, causa una caduta dalle scale, era diventata cieca e Bruno le stava sempre accanto. Ricordo che una volta chiesi a Bruno quale era stata la cosa piu' importante che aveva fatto. Io intendevo "alpinisticamente". Lui mi rispose che era stata sposare Nella. Rimasi senza parole.
Il 2 agosto 1935 Bruno con Enrico Giordani aprì la Via delle Guide al Crozzon di Brenta. Una grande salita di 800 metri.
Oggi e' il 2 agosto ed abbiamo aspettato questa data ripensando al lontano 1935. Sono salito con Mattia, il mio adorato falegname. A mezzogiorno eravamo al bivacco in vetta al Crozzon e dalla cima abbiamo liberato le loro ceneri al vento. Un momento bellissimo e molto emozionante. Ciao Nella, ciao Bruno...
venerdì 31 luglio 2009
CIMA GHEZ
CIMA GHEZ
MALGA BEN
Eccomi a casa in anticipo visto il tempo inclemente. Ieri mattina sono salito col mio Grande amico Sarchi al rifugio al Cacciatore e poi siamo andati di nuovo all'attacco del diedro Armani alla cima Ghez dove il 15 luglio avevamo rinunciato per la pioggia. La via in effetti fa abbastanza schifo con tutta quell'erba, muschio e bagnato ma ormai ce l'eravamo messa in testa e così siamo tornati. Ancora quei tiri schifosi e poi su. La relazione dice: " Si rimonta ora la gola principale per alcune diecine di metri, sul fondo poco ripido e cosparso di detriti; nel punto in cui si raddrizza e diventa molto bagnata si sale per la parete di destra giungendo ad un buon posto di fermata sotto un grande strapiombo nero e gocciolante...". Arrivati in quel punto "molto bagnato" abbiamo guardato a destra ma la parete era assolutamente difficile e così sono salito ancora un tiro. Una lunghezza da dimenticare. Bagnata, le scarpe che scivolavano sul muschio ed anche le mani. Poi un buco nel quale mi sono infilato per uscire dall'altra parte sporco di fango nero da fare schifo. Per fortuna non ci aspettava nessuno sopra. Poi sale Andrea e non posso scrivere nemmeno una delle sue parole, delle imprecazioni. Mi raggiunge e mi chiede come ho fatto a salire e cosa facciamo adesso in questo nido di pipistrelli lebbrosi. Un posto indescrivibile. Provo a calarmi qualche metro e vedere se riesco a spostarmi a sinistra. IMPOSSIBLE!!! Allora attrezzo una sosta con due chiodini un po' da panico e faccio una doppia di una ventina di metri ed a sinistra vedo dapprima un chiodo e poi una sosta. Andrea mi raggiunge e riprendiamo a salire ma non a destra come diceva la relazione ma a sinistra. Ancora qualche tiro non difficile e poi su rocce facili fino in cima. Una discesa lunghissima ed in parte abbastanza allucinante su pendii erbosi molto ripidi. La' dove osano solo i camosci. Chissa' quante risate si sono fatte i camosci vedendoci scendere da quel posto... Poi arriviamo in un posto da fiaba, la malga Ben e quindi, proseguiamo al rifugio al Cacciatore. Bianco, birra, una cena succulente e poi a nanna nei sacchi a a pelo.

MALGA BEN
Eccomi a casa in anticipo visto il tempo inclemente. Ieri mattina sono salito col mio Grande amico Sarchi al rifugio al Cacciatore e poi siamo andati di nuovo all'attacco del diedro Armani alla cima Ghez dove il 15 luglio avevamo rinunciato per la pioggia. La via in effetti fa abbastanza schifo con tutta quell'erba, muschio e bagnato ma ormai ce l'eravamo messa in testa e così siamo tornati. Ancora quei tiri schifosi e poi su. La relazione dice: " Si rimonta ora la gola principale per alcune diecine di metri, sul fondo poco ripido e cosparso di detriti; nel punto in cui si raddrizza e diventa molto bagnata si sale per la parete di destra giungendo ad un buon posto di fermata sotto un grande strapiombo nero e gocciolante...". Arrivati in quel punto "molto bagnato" abbiamo guardato a destra ma la parete era assolutamente difficile e così sono salito ancora un tiro. Una lunghezza da dimenticare. Bagnata, le scarpe che scivolavano sul muschio ed anche le mani. Poi un buco nel quale mi sono infilato per uscire dall'altra parte sporco di fango nero da fare schifo. Per fortuna non ci aspettava nessuno sopra. Poi sale Andrea e non posso scrivere nemmeno una delle sue parole, delle imprecazioni. Mi raggiunge e mi chiede come ho fatto a salire e cosa facciamo adesso in questo nido di pipistrelli lebbrosi. Un posto indescrivibile. Provo a calarmi qualche metro e vedere se riesco a spostarmi a sinistra. IMPOSSIBLE!!! Allora attrezzo una sosta con due chiodini un po' da panico e faccio una doppia di una ventina di metri ed a sinistra vedo dapprima un chiodo e poi una sosta. Andrea mi raggiunge e riprendiamo a salire ma non a destra come diceva la relazione ma a sinistra. Ancora qualche tiro non difficile e poi su rocce facili fino in cima. Una discesa lunghissima ed in parte abbastanza allucinante su pendii erbosi molto ripidi. La' dove osano solo i camosci. Chissa' quante risate si sono fatte i camosci vedendoci scendere da quel posto... Poi arriviamo in un posto da fiaba, la malga Ben e quindi, proseguiamo al rifugio al Cacciatore. Bianco, birra, una cena succulente e poi a nanna nei sacchi a a pelo.
mercoledì 29 luglio 2009
AVETE RAGIONE
Mi spiace essere assente col mio diario ma sono abbastanza preso in questo periodo. Torno oggi dopo due giorni di arrampicata con i ragazzi del liceo della montagna di Tione. Domani riparto e tornero' venerdì a tarda ora. Vorrei scrivere di piu' ma ho proprio poco tempo. Vedro' di rifarmi. Ciao a tutte/i.
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