giovedì 24 aprile 2008

INCONTRO CON REINHOLD MESSNER



Oggi giornata di ozio fisico. Stamattina ho finito di fare un lavoro e poi via a Trento dove avevo un appuntamento al Festival con Kay Rush e Vinicio Stefenello. Intervista di montagna. Da tempo non rivedevo Kay e l'incontro con lei mi ha fatto molto piacere. Abbiamo parlato un po' dei tempi passati e di quella salita alla Fehrmann al Campanile Basso. Abbiamo riso molto! Al termine della chiacchierata abbiamo bevuto una cosa insieme e poi ci siamo lasciati perche' alle ore 15 avevo un appuntamento a Castel Firmiano, con Reinhold Messner. Abbiamo parlato e scambiato idee per quasi tre ore. E' proprio una bella persona, mi affascina come parla, e poi ha una cultura di montagna che credo pochi abbiano. Faceva parlare me ma cercavo invece, a fatica, di far parlare lui. Il prossimo anno uscira' con un suo nuovo libro e per questo aveva bisogno di parlare con me. Vedremo! Il Castel Firmiano? Il museo della montagna. Fantastico! Mi ha poi portato a visitarne una piccola parte ma gli ho promesso che ritornero' con calma. Tutto molto bello ed interessante e poi, girare per il castello, e' come tornare indietro nel tempo di tanti secoli.

mercoledì 23 aprile 2008

LA STREGA CIECA

Bella giornata! Sole ed anche un certo calore. Un po' di lavoretti e poi sono andato ad arrampicare nel posto segreto. Invece di tornare a casa in macchina mi sono fatto una bella corsa ed intanto pensavo alla nuova fiaba.

LA STREGA CIECA

C’era una volta una strega cieca che stava sempre nel suo angolino sul marciapiede. Era seduta sulla sua scopa che non poteva usare a volare in quanto non vedente. C’era un cartello con la scritta: "Sono cieca, aiutatemi per favore". Un giorno passo’ di lì una vecchia strega e, dopo aver letto il cartello che la cieca teneva fra le gambe dietro il cappello, si chino’ e lascio’ una banconota. All’interno del cappello nero c’erano solo poche monetine. La strega non era comunque triste ed un bel sorriso le illuminava il viso. Ripasso’ anche il giorno dopo e vide che nel cappello c’erano sempre poche monetine. Allora si chino’, prese il cartello, lo giro’ e scrisse cambio’ la frase. Quello stesso pomeriggio la vecchietta torno’ dalla cieca e noto’ che il suo cappello era pieno di monete e banconote. La strega riconobbe il passo della vecchia. Gli chiese allora cosa avesse scritto sul suo cartello. La vecchia strega rispose: "Niente che non fosse vero. Ho solo riscritto il tuo in maniera diversa". Sorrise e se ne ando’. La strega cieca non seppe mai che ora sul suo cartello c'era scritto: "Oggi e' primavera...ed io non la posso vedere".

lunedì 21 aprile 2008

FREE TIBET


Siamo stati veramente bravi a concedere ai cinesi di organizzare le Olimpiadi. Un paese molto libero la Cina!
KATHMANDU, Nepal - Potranno persino sparare i poliziotti nepalesi posti dalle autorita' a garantire il regolare cammino della torcia olimpica sul monte Everest. Lo ha deciso il Ministero degli Interni, che ha dichiarato che ogni protesta verra' fermata. Con le buone o con le cattive. Parole chiare e inequivocabili quelle pronunciate dal portavoce del Ministero degli Interni nepalese. Modraj Dotel ha infatti annunciato i provvedimenti presi dal governo per garantire il regolare passaggio della fiaccola olimpica ed ha avvertito: "Hanno ricevuto l'ordine di fermare ogni protesta sulla montagna utilizzando qualsiasi mezzo necessario, uso delle armi compreso".

domenica 20 aprile 2008

IL COCCODRILLO BIANCO

Che bella giornata oggi. Una bella corsa stamattina e poi qualche tiro in falesia. Siamo stati in un posto quasi segreto perche' dalle altre parti c'era un sacco di gente e non amo il casino quando arrampico. Temperatura perfetta anche se stamtina erano 3°. Jorge mi ha detto che dovrei inventarmi una fiaba con il coccodrillo bianco della Patagonia e tornando a casa ci ho pensato.

IL COCCODRILLO BIANCO DELLA PATAGONIA

C’era una volta, nel sud del mondo, una valle abitata dagli gnomi. C’erano tanti gnomini anche se, non avendo giochi per divertirsi, si arrangiavano come potevano. Giocavano con una palla fatta di mais, costruivano carretti con i rami e le acciughe degli alberi, si arrampicavano sulle piante piu’ alte, nuotavano nel torrente e si lanciavano dalle cascate a capofitto. Altri giochi non esistevano pero’, girava voce che, nella valle dei coccodrilli bianchi della Patagonia, c’era un grande parco attrezzato, con giochi di ogni genere. Qualcuno diceva ci fossero anche castelli incantati e abitati dalle streghe. Nessuno pero’ era mai stato a vedere e nessuno aveva il coraggio di andare in quella terra che i vecchi gnomi descrivevano come cruda e selvaggia. Una terra che non avrebbe concesso nulla agli gnomi. Tutto era basato sul sentito dire. Un giorno, tutti gli gnomini del villaggio, forse un centinaio, stavano giocando a oiclac, il loro gioco preferito con il pallone. Erano tutti riuniti al centrocampo quando improvvisamente arrivo’ il grande coccodrillo bianco. In un sol boccone il coccodrillo si infilo’ tutti gli gnomini in bocca. Non se ne resero nemmeno conto di quanto era successo. Era tutto buio ma il coccodrillo non li mastico’ e non li mando’ nemmeno giu’. Erano tutti spaventati ma nessuno piangeva. Si fecero pero’ tutti la pipì addosso dalla paura. Nessuno si rese conto di quanto tempo passarono nella spaventosa bocca del coccodrillo bianco della Patagonia. Poi, improvvisamente la luce… erano all’ingresso di quel parco di cui tanto si parlava. Non si puo' dire quanto si divertirono quel giorno. Tanto, tanto. Alla fine della giornata il coccodrillo si avvicino’ a loro e senza paura, uno dietro l’altro, si infilarono di nuovo nella sua grande bocca e fecero ritorno a casa felici e contenti.

sabato 19 aprile 2008

I TESORI NASCOSTI

Giornata di pioggia anche oggi. Sono andato a correre con Isotta e nel pomeriggio un'oretta in palestra con Jorge. Qualche lavoretto nella baracca della legna con la testa che pensava continuamente alle streghe ed agli gnomi. Credo che domani sara' una bella giornata e così potro' ritornare ad arrampicare all'aperto.

I TESORI NASCOSTI

C’era una volta una grande valle verde. In questa parte della terra vivevano felici tanti piccoli gnomi. La loro vita trascorreva felice coltivando frutta e verdura. Anche gli animali della valle erano tutti erbivori. Un giorno Spizagot, la mamma di Eclod, la gnoma e Orama, lo gnomo, fece una domanda ai loro figli. Chiese loro di cercare uno dei due tesori che erano custoditi oltre la collina. Gli spiego’ anche come si poteva raggiungerlo. Piu’ comodamente, aggirando la collina o scavando una galleria al suo interno. Orama inizio’ a camminare per trovare il tesoro e presto raggiunse la meta. Prese la scatola grande piena di monete d’oro e lascio’ la piccola. Altrettanto presto spese in misere cose quando aveva trovato. Eclod invece inizio’ a scavare con molta dedizione e pazienza. Il lavora era faticoso ma la gratificava molto. Passo’ molto tempo prima che giungesse al tesoro. Il tutto gli era costato molto ma durante il lavoro era come se avesse incontrato tanti tesori. Non si compro’ nulla per se stessa, nemmeno una caramella o un paio di mutande coi cuoricini. Proprio niente. Prese la piccola scatola di monete d’oro e la porto’ alla mamma. La mamma l’abbraccio’ e capì quanto era grande la sua piccola gnomina. Con quelle monete vissero tutta la vita felici. Continuarono la loro vita nei campi a coltivare tante verdure. Ogni volta che consumavano una moneta, il giorno dopo ce n’era una in piu’, ed allora poterono distribuire una moneta a tutti gli altri gnomi e la moltiplicazione avveniva anche nelle altre famiglie.

venerdì 18 aprile 2008

IL CONCORSO DEGLI GNOMI

Ieri, dopo tanto tempo, sono stato ad arrampicare a Coltura con il mio amico Franco, il Postino. Lui e' proprio forte, in tutti i sensi. Forte in falesia ed anche in montagna. E' anche una persona simpatica, bella dentro e molto colta anche se a sentirlo parlare sembra quasi piu' rozzo di me. Spesso gli ho chiesto perche' non si presenta a qualche gioco a quiz, tipo Milionario, ma lui si gira dall'altra parte. Pero' lui, le risposte le conosce sempre quasi tutte e non sta nemmeno molto a pensarci. Beato lui! Franco e' il fratello di Adriano. Altro mio grande amico boscaiolo, mio compagno di alcune spedizioni in Patagonia.
IL CONCORSO DEGLI GNOMI Nel mondo degli gnomi non c’erano la televisione e la radio ma vivevano lo stesso felici e spensierati. Molti di loro sapevano cantare e ballare ed un giorno, il Grande Gnomo, Onemissam decise di fare un concorso. Si raduno’ il consiglio superiore degli gnomi. Decisero che avrebbero dato un premio al piu’ bravo, fosse stato/a cantante o ballerino/a. Non c’era fretta e per tutto il periodo del concorso gli gnomi avevano la possibilita’ di migliorare le loro prestazioni in quanto, la giuria, era composta da grandi maestri del ballo e del canto. L’arena dove si svolgevano le prove poteva ospitare oltre 1.000.000 di gnomi e durante ogni esibizione il silenzio era indescrivibile. Inizialmente le tribune erano quasi vuote, ma con il passare dei giorni, trovare un posto a sedere era alquanto difficile. Ad ogni posto a sedere c’era un distributore gratuito di pop corn, gelati, bibite senza zucchero e succhi d’uva. Iniziarono i confronti sul grande palco e dopo qualche mese gli gnomi rimasti in concorso non erano più molti. Lo gnomo piu’ gettonato sembrava essere Ocram. Veniva da una grande isola, molto lontana e bella. Aveva un viso triste perche’ ancor piccino aveva perso i genitori. Era timido e teneva sempre gli occhi bassi. Al momento dell’azione il suo sguardo era deciso e convinto. La sua voce roca, un po’ strana, quasi ruvida riusciva a far innamorare tutti. Per la conduzione imparziale del concorso era stata invitata la grande strega Airam. Ormai il tutto si svolgeva solo alla sera. L’ultima sera l’arena era piena. Era il giorno della finale. Non c’era piu’ un posto disponibile. Gli eliminati sedevano poi in prima fila e, al termine di ogni esibizione, erano i piu’ scalmanati ad applaudire. Mai una spinta ad entrare o ad uscire. Mai. Gnomi, gnome, gnomini e gnomine; tutte le famiglie al completo. Tutti vestiti dalle feste. Ebbe inizio l’ultima prova. I ballerini stupirono tutti con effetti speciali, i cantanti fecero quasi impazzire gli spalti. Si voto’ con gli applausi. Quando fu il momento i votare Ocram il pubblico esplose. L’arena tremo’. Anche le stelle in cielo si illuminarono e, per un momento, parve giorno. Ocram alzo’ gli occhi al cielo e, con la voce che gli rimaneva, canto’ una breve canzone per la sua mamma. Ritiro’ il premio, 1.000.000 di Imong (moneta degli gnomi). Una cifra esagerata. Saluto’ e ringrazio’ tutti e chiese di poter essere il primo ad uscire. Si fermo’ all’uscita ed a tutti gli gnomi diede un Imong. A lui non ne rimase nemmeno uno. Continuo’ la sua vita felice, amato da tutti, nella sua terra.

giovedì 17 aprile 2008

GUIDINO

LA STORIA DI GUIDINO 
C’era una volta uno gnomo. Un giorno, passeggiando, vide uno scatola di cartone ed incuriosito si avvicinò e la aprì. All’interno c’era un gattino triste che non si muoveva. Allora lo porto’ da due suoi amici veterinari, Chiara e Marco, che iniziarono ad occuparsi di lui. Sembrava avesse le gambine rotte ed invece il guaio era alla colonna vertebrale e aveva tutto il treno posteriore paralizzato. Lo chiamarono Guidino. Gli fecero molte terapie mediche e fisioterapia. Riuscì poi a muovere un po’ le zampette posteriori anche se non riuscivano a sorreggerlo come quelle anteriori. Guidino doveva essere per quanto riguardava i bisogni fisiologici che sapeva fare da solo e doveva essere aiutato con un’opportuna stimolazione. Marco e Chiara amavano andare per le montagne e da quel giorno sempre si portavano con loro anche Guidino. Il gattino sembrava apprezzasse le gite in montagna e nei posti meno impervi, riusciva a fare qualche passeggiatina anche da solo. (tratta da una storia vera)

mercoledì 16 aprile 2008

MATTIA IN CALIFORNIA

Stamattina ho fatto la mia solita corsa e nel pomeriggio sono stato ad arrampicare con Jorge, il mio collega maestro di sci. C'erano anche due ragazzi quindicenni ed e' stato piacevole parlare con loro. Poi sono stato un po' con Mattia, il mio falegname ad insegnargli alcune manovre di corda in quanto fra due giorni parte per la California, per la Yosemite Valley. Con lui sarei andato volentieri anch'io... Tutto qui! Pero' e' stata una giornata piacevole anche se troppo breve.

lunedì 14 aprile 2008

STORIA DI UN AMORE NON IMPOSSIBILE


Giornata bruttina. Pioggia e qualche piccola schiarita. Poi sono andato a correre e pensavo alle streghe ed agli gnomi. Ho fatto qualche lavoretto e poi un po' di scuola guida ad un mio collega di sci, Marino. Scuola guida con la motocarriola pero'. Verso sera e' venuto a trovarmi Marino con suo suocero, Bepi Moro. Che persona fantastica quel Bepi. Ora ha 85 anni. Lui e' di origine Trevisana, Veneto. Un meccanico fantastico ed una persona eccezionale. Anche ora, fa molti lavori ai motori e, credo, che bravo come lui, non ci sia nessun altro.

STORIA DI UN AMORE NON IMPOSSIBILE 

Era l'anno che non c'e', quando inizio’ la storia. In uno sperduto villaggio, di un paese del nord della terra, vivevano tanti gnomi e la loro vita, nonostante fosse molto difficile, scorreva tranquilla e serena. Il posto era bello anche se la terra arida e non concedeva molto agli gnomi. Il clima era molto rigido, le piogge erano rare e, di conseguenza, i raccolti erano miseri. In certi periodi dell’anno, dai paesi del sud, arrivavano gruppi di streghe che sostavano nella valle degli gnomi per molte settimane. Alla loro guida c'era la buona e simpatica strega Amelia. Le fattucchiere raccoglievano le piccole radici che si trovavano fra le rocce. Radici che sarebbero servite, con le pietruzze lilla tritate e le mutande rosa sminuzzate, a comporre gli intrugli magici. Gli intrugli delle stehge venivano fatti bollire affinche' i vapori raggiungessero il cielo e, con le piogge, cadessero sugli uomini del mondo per farli diventare buoni. Per raggiungere quei posti irti ed impervi, le streghe, usavano le proprie scope. A sera ritornavano in valle e passavano le notti nei fitti boschi di querce, coperte solo dei loro vestiti sgualciti. La convivenza con gli gnomi era buona e mai era accaduto qualche fatto spiacevole. Un giorno, Iert, uno degli gnomi piu’ piccoli del villaggio incontro’ una delle streghe. Si chiamava Chiara. Forse era diversa dalle altre. Gli gnomi avevano il proprio dialetto come pure le streghe. Tutti pero' parlavano Lamor e con questa dolce lingua tutti si potevano capire fra di loro. Fra Chiara e Iert fu subito simpatia nonostante fossero così diversi e lei fossi molto piu' grande di lui. Sboccio’ poi l’amore fra i due. La strega temeva che le sue amiche non avrebbero capito. Invece! Anche Iert penso lo stesso. Ma! Chiara lo comunico’ alle sue fattucchiere, le quali, in coro e senza cattiveria le dissero: “Va’ dove ti porta la scopa!” Iert fece lo stesso con gli gnomi del villaggio i quali in coro, augurandogli una vita felice gli dissero: “Va’ dove ti porta la strega!”. Iert e Chiara lasciarono nella valle tante lacrime che, quell'anno, crebbe tanta verdura. Si diressero a nord, a cavallo della scopa, in una terra nuova, dove nessun essere era mai stato prima. Dall'alto, dalle nuvole furono attratti da quella grnade terra. Era tutta verde e piena di vita. La chiamarono Greenland. Ebbero anche due figli. Una femmina strega che chiamarono Mafalda ed un maschio gnomo di nome Plan. Passo’ molto tempo, la scopa non poteva piu’ volare ed allora mandarono il loro falco nella valle degli gnomi per invitare tutti loro e le streghe a raggiungerli. Tempo dopo arrivarono tutti insieme. Le streghe portarono gli gnomi con le scope. Erano diversi fra loro. Venivano pure da altri paesi e molto lontani fra di loro. Erano pero’ esseri viventi e capirono che la loro vita poteva continuare insieme nonostante fossero così diversi fra loro. Ci furono le elezioni e nessuno bisticcio'. All'unanimita' Iert venne eletto Re e Chiara, Regina. Erano talmente bravi come governanti, che regnarono per oltre 500 anni, fino alla loro scomparsa.

domenica 13 aprile 2008

LEGGENDA DELLE STREGHE DELLA VAL GENOVA

(tratta dal sito http://www.campanedipinzolo.it)
Stava ormai camminando da piu’ di due ore, la vecchina. Partita da Carisolo nel tardo pomeriggio, portando con se’ solo due tozzi di pane secco, voleva giungere fino in fondo alla Val Genova, la’ dove i pastori accudivano al bestiame... Era l'epoca, quella, in cui gli uomini portavano al pascolo le mucche solo per averne del buon latte: nessuno ancora conosceva i segreti per farne del burro, del formaggio o della ricotta. Ma l'anziana donna doveva accontentarsi: piu’ povera ancora d'un uccellino affamato, sapeva di poter mangiare quei due pezzi di pane duro solo ammorbidendoli con un po' di latte, ed ecco il motivo di quella lunga camminata.
La notte scese improvvisa, cogliendo la viandante nel punto piu’ stretto della valle, la’ dove il sentierino si perde nell'intrico del sottobosco... era la "porta delle Streghe", quella, e infatti...
 “Dove stai andando, vecchia?” Bercio’ da un albero una civetta, che subito dopo balzo’ a terra trasformandosi in un'orrenda strega.
La poveretta si fermo’ con un balzo al cuore: non aveva mai visto una strega, lei, e quella lì, ai piedi dell'albero era veramente brutta, cenciosa e sporca, con una lunga scopa in mano.
“Vado dai pastori a farmi dare un po' di latte... sono senza denti e il poco pane che possiedo e’ duro, troppo duro... “Fammi assaggiare!” ordino’ quell'altra facendosi ancora piu’ vicina. Afferro’ il pane secco che la vecchia le porgeva e... “Ma e’ duro sul serio, sembra di pietra!” Su, vieni con la strega casàra!
Una forza misteriosa obbligo’ l'anziana donna a montare in groppa alla scopa. Aggrappandosi al mantellaccio unto e lacero della strega, vide il terreno allontanarsi veloce sotto di lei, le punte degli alberi farsi lontane e il freddo della notte l'avvolse, obbligandola a chiudere gli occhi. Dopo un istante, i suoi piedi toccarono nuovamente terra e...
”Ecco, siamo arrivate sui pascoli della Val Genova” disse la strega. “Scendi e aspettami qui!”
L'orrendo mostro torno’ di lì a poco con un secchiello di latte. Fece cenno alla vecchina di avvicinarsi e di sedere ai piedi d'un masso di granito. Poi comincio’ a lavorare. Con una mano scremo’ il latte, deponendo con cura la panna morbida e fresca in una piccola zàngola, che prese a cullare avanti e indietro, cantando nenie misteriose... "La luna ciara, el bosco scuro, zìngola zàngola, ho fato el buro"... Finito di cantare, la strega aprì l'arnese e ne trasse una pasta bianca, tenera come la cera: sempre usando le mani la squadro’ per bene e sul panetto così ottenuto disegno con un'unghia il profilo delle montagne attorno e la luna alta nel cielo.
”Ecco, questo è il burro. Sentirai com'è buono, col tuo pane vecchio. Torna a casa e racconta pure alle tue amiche come si fa il burro con la panna: se vuoi sapere, invece, come si cuoce il latte per averne del formaggio, fatti vedere domani sera al solito posto, alla "porta delle streghe". Ciao...
Il giorno dopo l'anziana poverella arrivo’ per tempo all'appuntamento e con un nuovo volo in cielo capito’ ai piedi del macigno della notte precedente. Lì la strega accese un bel fuoco sotto un enorme pentolone, in cui verso’ alcuni secchi di latte, che prese a mescolare adagio adagio.
Quando fu ben caldo, vi aggiunse alcune gocce di aceto mettendosi a gridare:
”Présame... présame!... ed ecco il miracolo: il latte comincio’ a rapprendersi in un cuore biancastro, sodo, profumato. La strega lo tolse dal paiolo, lo infilo’ in una forma circolare che strinse con forza lasciando cadere a terra il liquido superfluo, e...
”Il formaggio è pronto! Assaggialo e sentirai che buono. Va' pure a casa e racconta alle amiche come si fa il formaggio e poi torna domani sera, che ti faro’ vedere come dal siero si ricava la poìna”.
La notte seguente la strega insegno’ alla vecchina a fare la ricotta usando il siero del latte, poi la congedo’ dicendole:
”E finalmente domani sera potro’ insegnarti a ricavare lo zucchero da cio’ che rimane dal latte lavorato!
Ma il giorno dopo un diluvio s'abbatte’ su Carisolo e sulla Val Genova, per cui la vecchietta penso’ bene di restarsene chiusa in casa, sbocconcellando il formaggio che era riuscita a fare da se’, seguendo le indicazioni della strega. Torno’ in valle la sera seguente, ma...
”Mi dispiace, carina” le disse la strega balzando a terra dal suo albero “ma hai perso l'occasione di imparare come si puo’ avere del buon zucchero dal latte!” “Ieri sera pioveva a dirotto... come facevo a muovermi?” “Quando piove, piove” si mise a cantare la strega casàra “quando fiocca, fiocca... sol quando tira vento, allor fa brutto tempo”...
E sparì nella notte della Val Genova, lasciando dietro di se’ un dolce profumo di latte caldo.