Il mio diario... o meglio, ciò che mi passerà per la testa di scrivere delle mie giornate, di quello che faccio. Non so quanto diario sarà, nel senso che sicuramente non lo farò tutti i giorni. Cercherò di essere il meno ripetitivo possibile, anche se mi sarà difficile perché più o meno faccio sempre le stesse cose. Vivo in un mondo tutto mio. Potrei dire che la mia vita trascorre nel mondo delle fiabe. Grazie e siate positive/i...
lunedì 24 agosto 2015
L'UOMO CON LE ALI
Un altro Grande ci ha lasciati. “L’uomo con le ali”, Oliviero Bellinzani ha perso la vita in montagna, il luogo che amava tanto. Ci eravamo conosciuti qualche anno fa e ci eravamo promessi che saremmo andati a fare una salita insieme. Ormai non è più possibile. Ciao Oliviero…
venerdì 21 agosto 2015
Una delle mie fiabe - PIZÒT e PIZÖL
C’era una volta, nel bel mezzo
della foresta, un piccolo villaggio abitato dagli gnomi. Ognuno di loro era
impegnato nel suo lavoro e si dava anche da fare per tutta la comunità. In quel
paesino regnava l’amore.
Solo in una casetta questo non
accadeva: lì, viveva una coppia di gnomi che proprio non trovavano un buon
accordo fra loro. Pizöl e Pizòt erano i più ricchi del borgo, la loro
abitazione aveva tutte le comodità, ma loro proprio non riuscivano ad essere
felici e si rendevano anche antipatici a tutti. Non avevano bisogno di lavorare
per mantenersi, la loro agiatezza era dovuta alla fortuna ereditata dai
genitori di entrambi.
Gli altri gnomi, invece,
andavano tutti i giorni al pozzo a prendere l’acqua, coltivavano i campi per
avere le verdure, curavano gli alberi per coglierne i frutti in autunno,
andavano nel bosco a far legna per cucinare e riscaldarsi.
Pizöl e Pizòt erano gli unici
ad avere una canaletta di corteccia che portava l’acqua fin dentro casa;
riuscivano persino, vista l’abbondanza di quel prezioso elemento, a scaldare
pentoloni colmi sino all’orlo per lavarsi in una vasca scavata nel tronco di un
larice. E poi, poi avevano anche una stufa in pietra ollare sulla quale mettere
le loro pentole per cucinare.
Quando si alzavano al mattino,
raramente si davano il buon giorno. Durante la giornata Pizòt era sempre in
giro per il paese a chiacchierare e a spendere soldi in cose inutili; Pizöl,
invece, passava un sacco di ore all’osteria, bighellonava per i vicoli e tutti
i pomeriggi passava dal barbiere per farsi rifinire la barba. La sera si
ritrovavano a casa e il momento della cena poteva essere paragonato all’incontro
di due estranei. Che tristezza!
Le settimane facevano i mesi e
poi gli anni; tutti erano a conoscenza della difficile situazione della coppia.
Finalmente, un giorno, Pizòt fu fermata per strada da una compaesana: si
trattava di Pudöta, la mugnaia della borgata, e non si sarebbe mai permessa di
intromettersi se loro due non fossero state compagne di banco in prima Alimentari.
Pudöta non trovava le parole giuste
per iniziare il suo discorso, però voleva a tutti i costi aiutare Pizòt. Deglutì
la sua castagna, prese coraggio e le consigliò di adottare un animaletto. Sicuramente,
disse, un nuovo arrivo a quattro zampe avrebbe reso la loro casa più viva, più
allegra.
Stranamente Pizòt accettò senza
neanche doverci pensare su, perciò la mugnaia s’impegnò a procurarle la
bestiola e, dopo solo un paio d’ore, si presentò a casa della gnoma triste
portando in braccio un bellissimo gattino di pochi mesi: era nero e bianco,
veramente uno spettacolo.
Pizòt gli si avvicinò timorosa,
poi si chinò e lo accarezzò; il gattino alzò subito la coda e si mise a fare le
fusa.
Pudöta spiegò all’amica cosa
significasse quella reazione del micino, e l’amica sorrise: era tanto tempo che
non aveva un’espressione così felice e rilassata. Poco dopo arrivò Pizöl e,
appena entrato, vedendo sulla sua sedia “quel coso peloso”, come lo chiamò, imprecò
contro sua moglie. Lei lo ignorò, prese il gattino fra le braccia e lo baciò
affettuosamente.
Pizöl si rese conto che in
realtà erano passati tanti anni da quando aveva visto sua moglie sorridere per
l’ultima volta e la constatazione, unita all’espressione buffa e affettuosa della
bestiola, strappò un sorriso anche a lui.
I coniugi ringraziarono e
salutarono Pudöta. Pizöl si avvicinò a Pizòt e, delicatamente, la accarezzò.
Poi fece una carezza anche al micio, che continuava a fare le fusa.
I due gnomi si abbracciarono,
consapevoli del fatto che ciò non avveniva da un secolo. Ebbero poi una breve
discussione su come chiamare il gattino; osservandolo bene, videro che si
trattava di una femminuccia e allora decisero insieme di chiamarla Plöf. Quella
sera prepararono una cena succulenta, mentre la micetta si arrampicava sulle
tende, e parlarono tranquillamente fino a tardi.
Il giorno dopo Plöf fece un
sacco di disastri in casa, ma Pizöl e Pizòt la guardavano divertiti. Alla
micetta piaceva molto giocare con l’acqua e poi, con le zampette bagnate,
andarsene in giro a lasciare impronte ovunque. Prendeva tutti gli oggetti alla
sua portata e li buttava a terra; ruppe anche alcune tazze e bicchieri di
cristallo.
Pizöl e Pizòt avevano un sacco
da fare per mettere a posto tutti i danni che la piccoletta combinava. Cercavano
di richiamarla ma quella fuggiva via come un missile. Si calmò solo quando le
mostrarono una cassettina con della segatura: era il suo bagnetto; per un po’ la
situazione si calmò, ma poi riprese tutto come prima.
Pizòt e Pizöl non erano abituati
a lavorare e quel giorno arrivarono all’ora di cena molto stanchi. Erano
soddisfatti, però. Quando andarono a dormire Plöf, attorcigliandosi nel piumino
con loro, fece uscire tutte le piume che si sparsero per la stanza.
Nonostante i disastri combinati,
quella gattina aveva portato l’allegria e la gioia in casa. Il mattino
successivo Pizòt e Pizöl andarono da Pudöta e le chiesero di procurare un altro
micio, poi un cane e poi ancora un coniglio.
In poco tempo la casa si riempì
di animali. Pizòt e Pizöl erano tanto felici e spensierati, organizzarono una
grande festa in paese e furono finalmente accettati da tutti i compaesani, che presto
dimenticarono la loro precedente antipatia.
E vissero tutti felici e
contenti.
domenica 16 agosto 2015
venerdì 14 agosto 2015
lunedì 3 agosto 2015
domenica 2 agosto 2015
venerdì 31 luglio 2015
giovedì 23 luglio 2015
RICORDI
RICORDI CHE VINICIO MI HA FATTO RICORDARE CON MOLTO PIACERE!
Cerro Torre e la prima invernale del 1985
23.07.2015 di Vinicio Stefanello
Attualmente è inverno in Patagonia. Esattamente 30 anni fa, nel luglio del 1985, Paolo Caruso, Maurizio Giarolli, Andrea Sarchi ed Ermanno Salvaterra hanno effettuato la storica prima invernale del Cerro Torre lungo la 'Via del Compressore' aperta da Cesare Maestri sulla cresta Est. Ecco il breve filmato di quei giorni in parete che hanno aggiunto, come molte altre, un importante capitolo alle storie patagoniche.
Il grande condor scivola nel vento. Unico, silenzioso, testimone di quel che accadde e accadrà. "Molla tutto…": inseguito da un'imprecazione il saccone è inghiottito dall'abisso e scompare, senza rumore, nel buio della sera. Una corda scambiata, parole fraintese, confuse dal vento: un gesto ripetuto all'infinito, sempre uguale, si è tramutato in un errore. Anzi, un orrore per i tre alpinisti sulla Exocet. Hanno perso viveri, vestiti, sacchi a pelo, tutto. Così il loro progetto di traversata è terminato sul nascere.
Si guardano muti e sanno già tutto: bisogna scendere, ma prima c'è l'incognita del difficile, freddo bivacco. Si scambiano poche parole. Poi il silenzio è rotto solo dal vento e dalle piccozze che scavano il ghiaccio. Si muovono continuamente, ogni tanto si smanacciano, si scazzottano anche: è l'unico modo per scaldarsi un po'. Sono demoralizzati. Niente da mangiare, nulla da bere… e nessuna sigaretta: è questo che irrita maggiormente Ermanno. Sono passati molti anni, ma Icio, Elio ed Ermanno, ancora sorridono di quell'irrisolto mistero del saccone precipitato… con tutte le sigarette, maledizione!
Una raffica più forte e si plana verso il Cerro Torre. Come in un flash back ritroviamo Elio ed Ermanno che bivaccano sotto la parete terminale. E' la loro prima volta in Patagonia - la via Maestri è stata ripetuta solo da Bridwell e Brewer. Non hanno sacco a pelo, né viveri, né da bere, ma Elio ha risparmiato dei pezzetti di cioccolato: li divide con l'amico. Allora la bufera impedì la cima, ma Ermanno ricorderà per sempre il "calore" di quel po' di cioccolato…
Un impercettibile movimento d'ali fa cambiare ancora scena. Siamo all'anno dopo, giusto in tempo per scorgere Icio ed Ermanno in cima al Torre. Poi, ancora una raffica, ci spinge in avanti. Si vedono Icio, Andrea e Paolo che consolano Ermanno, disperato per i ramponi persi nel vuoto. E ancora Icio che infila i guanti alle mani semi congelate del compagno. Dopo un attimo, li scorgiamo tutti e quattro sulla cima. E' la prima storica invernale del Torre. Con lenti giri, li seguiamo nella discesa, difficile, penosa, fino al campo base dove spalano la neve che ha sepolto le tende. La colonna sonora è quella della Patagonia, l'azione quella del gruppo.
Quante volte l'urlo del vento ha spazzate via le stelle? Quante volte i dubbi degli uomini hanno raggiunto il condor in volo?
"Dai partiamo". Fuori la tempesta ancora impazza. Ma Ermanno insiste: qualcuno deve pur rompere l'attesa. E' tutto già visto, già vissuto. Le innumerevoli ritirate come le intuizioni premiate dal cielo terso o dalla cima raggiunte. Così l'inutile "Te l'avevo detto" ciascuno se lo risparmia, tanto è scontato e già sentito.
Nel suo continuo volo il nostro testimone alato ha visto le fatiche, le gioie, le attese. Dopo giorni d'immobilità in parete, ha sentito i "Mai più!" pensati e a volte detti o urlati nel frastuono della bufera. Ha scorto Andrea che guarda incantato la Est del Torre e la indica agli altri come un sogno da percorrere. Ha seguito gli sforzi e le fatiche lungo il ghiacciaio. Ha assistito alle partenze. Ai ritorni con la cima e quelli a mani vuote. Ha visto infrangersi sogni e vite. Ha udito le lacrime. Con gli occhi ha soppesato gli enormi zaini. Ha visto i fratelli di corda, Elio ed Icio, con carichi pazzeschi, salire lenti e inesorabili sul ghiacciaio e in parete. Ha intuito lo sguardo di Elio, perso nell'orizzonte della memoria, mentre accoglieva i suoi nuovi compagni in cima al Fitz Roy. Ammirato, ha sorriso all'entusiasmo di Ermanno e alla tecnica di Andrea.
Il loro è uno stile messo a punto da un'immensa passione che si sposa con l'estrema capacità di resistere a tutto e a tutti. E’ un sentire forgiato dall’urlo del vento. E’ una Patagonia vissuta con tanti compagni. E' un'infinita storia: sempre alla ricerca del mistero della Patagonia e degli uomini. Di quella magia, già vissuta, a cui sembra davvero impossibile rinunciare.
Cerro Torre e la prima invernale del 1985
23.07.2015 di Vinicio Stefanello
Attualmente è inverno in Patagonia. Esattamente 30 anni fa, nel luglio del 1985, Paolo Caruso, Maurizio Giarolli, Andrea Sarchi ed Ermanno Salvaterra hanno effettuato la storica prima invernale del Cerro Torre lungo la 'Via del Compressore' aperta da Cesare Maestri sulla cresta Est. Ecco il breve filmato di quei giorni in parete che hanno aggiunto, come molte altre, un importante capitolo alle storie patagoniche.
Il grande condor scivola nel vento. Unico, silenzioso, testimone di quel che accadde e accadrà. "Molla tutto…": inseguito da un'imprecazione il saccone è inghiottito dall'abisso e scompare, senza rumore, nel buio della sera. Una corda scambiata, parole fraintese, confuse dal vento: un gesto ripetuto all'infinito, sempre uguale, si è tramutato in un errore. Anzi, un orrore per i tre alpinisti sulla Exocet. Hanno perso viveri, vestiti, sacchi a pelo, tutto. Così il loro progetto di traversata è terminato sul nascere.
Si guardano muti e sanno già tutto: bisogna scendere, ma prima c'è l'incognita del difficile, freddo bivacco. Si scambiano poche parole. Poi il silenzio è rotto solo dal vento e dalle piccozze che scavano il ghiaccio. Si muovono continuamente, ogni tanto si smanacciano, si scazzottano anche: è l'unico modo per scaldarsi un po'. Sono demoralizzati. Niente da mangiare, nulla da bere… e nessuna sigaretta: è questo che irrita maggiormente Ermanno. Sono passati molti anni, ma Icio, Elio ed Ermanno, ancora sorridono di quell'irrisolto mistero del saccone precipitato… con tutte le sigarette, maledizione!
Una raffica più forte e si plana verso il Cerro Torre. Come in un flash back ritroviamo Elio ed Ermanno che bivaccano sotto la parete terminale. E' la loro prima volta in Patagonia - la via Maestri è stata ripetuta solo da Bridwell e Brewer. Non hanno sacco a pelo, né viveri, né da bere, ma Elio ha risparmiato dei pezzetti di cioccolato: li divide con l'amico. Allora la bufera impedì la cima, ma Ermanno ricorderà per sempre il "calore" di quel po' di cioccolato…
Un impercettibile movimento d'ali fa cambiare ancora scena. Siamo all'anno dopo, giusto in tempo per scorgere Icio ed Ermanno in cima al Torre. Poi, ancora una raffica, ci spinge in avanti. Si vedono Icio, Andrea e Paolo che consolano Ermanno, disperato per i ramponi persi nel vuoto. E ancora Icio che infila i guanti alle mani semi congelate del compagno. Dopo un attimo, li scorgiamo tutti e quattro sulla cima. E' la prima storica invernale del Torre. Con lenti giri, li seguiamo nella discesa, difficile, penosa, fino al campo base dove spalano la neve che ha sepolto le tende. La colonna sonora è quella della Patagonia, l'azione quella del gruppo.
Quante volte l'urlo del vento ha spazzate via le stelle? Quante volte i dubbi degli uomini hanno raggiunto il condor in volo?
"Dai partiamo". Fuori la tempesta ancora impazza. Ma Ermanno insiste: qualcuno deve pur rompere l'attesa. E' tutto già visto, già vissuto. Le innumerevoli ritirate come le intuizioni premiate dal cielo terso o dalla cima raggiunte. Così l'inutile "Te l'avevo detto" ciascuno se lo risparmia, tanto è scontato e già sentito.
Nel suo continuo volo il nostro testimone alato ha visto le fatiche, le gioie, le attese. Dopo giorni d'immobilità in parete, ha sentito i "Mai più!" pensati e a volte detti o urlati nel frastuono della bufera. Ha scorto Andrea che guarda incantato la Est del Torre e la indica agli altri come un sogno da percorrere. Ha seguito gli sforzi e le fatiche lungo il ghiacciaio. Ha assistito alle partenze. Ai ritorni con la cima e quelli a mani vuote. Ha visto infrangersi sogni e vite. Ha udito le lacrime. Con gli occhi ha soppesato gli enormi zaini. Ha visto i fratelli di corda, Elio ed Icio, con carichi pazzeschi, salire lenti e inesorabili sul ghiacciaio e in parete. Ha intuito lo sguardo di Elio, perso nell'orizzonte della memoria, mentre accoglieva i suoi nuovi compagni in cima al Fitz Roy. Ammirato, ha sorriso all'entusiasmo di Ermanno e alla tecnica di Andrea.
Il loro è uno stile messo a punto da un'immensa passione che si sposa con l'estrema capacità di resistere a tutto e a tutti. E’ un sentire forgiato dall’urlo del vento. E’ una Patagonia vissuta con tanti compagni. E' un'infinita storia: sempre alla ricerca del mistero della Patagonia e degli uomini. Di quella magia, già vissuta, a cui sembra davvero impossibile rinunciare.
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