Il mio diario... o meglio, ciò che mi passerà per la testa di scrivere delle mie giornate, di quello che faccio. Non so quanto diario sarà, nel senso che sicuramente non lo farò tutti i giorni. Cercherò di essere il meno ripetitivo possibile, anche se mi sarà difficile perché più o meno faccio sempre le stesse cose. Vivo in un mondo tutto mio. Potrei dire che la mia vita trascorre nel mondo delle fiabe. Grazie e siate positive/i...
lunedì 27 agosto 2018
CIAO JEFF
Ci ha lasciati Jeff Lowe, a 67 anni. Un enorme lutto per il mondo dell’alpinismo. La malattia che da tanti anni lo accompagnava, una patologia neurodegenerativa, e lo costringeva alla sedia a rotelle lo aveva già portato via dalle sue montagne, ma nonostante ciò affrontava la vita con coraggio e senza mai abbandonare quella profonda passione per le terre alte che lo ha così profondamente segnato. È morto serenamente, circondato dalla sua famiglia; a darne notizia la moglie Connie.
"E così te ne sei andato.Eri forte, un Grande alpinista, un Grande uomo. Ogni tanto ci scrivevamo due righe e per me era un enorme piacere leggere le tue parole e scambiare due chiacchiere. Ciao Jeff!"
domenica 12 agosto 2018
PRESENTAZIONE
Giovedì 16 agosto, alle ore 18.00, presso la Casa della Cultura di Pinzolo, verrà presentato dall'autore Ennio Lappi, il libro "Quel piccolo nido d'aquila ai Dodici Apostoli".
Siete tutti invitati!
sabato 21 luglio 2018
venerdì 20 luglio 2018
venerdì 15 giugno 2018
mercoledì 6 giugno 2018
LA CAPRETTA IN ALTA MONTAGNA
L’animale, cocciuto come ci si aspetta dalla sua specie, aveva deciso di seguire due alpinisti sulla cima dell’Olperer, 3.476 metri nelle Alpi austriache, decidendo poi di fare di testa propria appena arrivata in vetta. Fino alla cima i due scalatori, una volta accorti della compagna, si erano infatti premurati di non farle perdere il sentiero, ma al momento della discesa Gretl ha deciso di imboccare un’altra strada, perdendosi.
Tornati a valle i due uomini hanno avvertito il soccorso alpino locale di Tux-Finkenberg, che, dopo un giorno di ricerca, hanno ritrovato la capretta bloccata sul pendio perché troppo stanca per proseguire.
Una squadra di quattro persone ha scalato quindi la montagna e, una volta trovata Gretl, se la sono messa in spalle riportandola a casa.
sabato 26 maggio 2018
OGGI CI HA LASCIATI - IL GRANDE ORESTE
Oreste, detto Trenta, è di Giustino e da giovane lavorava alla
cava di felspato Maffei. Erano tempi duri quelli. Il suo secondo lavoro era il
portatore. Portava viveri e materiale ai rifugi come il XII Apostoli, il
Segantini e la Lobbia Alta. Era il 1949, quando, Oreste (Trenta) e Pimpi
(Olimpio Olivieri, Tavela), anche lui di Giustino, salirono alla Madonnina per
incontrare il fratello di Pimpi che era salito con un cavallo per portare la
stufa. Non c’erano elicotteri e nemmeno la teleferica e quella stufa doveva
arrivare al XII Apostoli. A portare a spalle la stufa erano rimasti Pimpi e
Oreste. Era proprio “un pezzo da 90” la stufa. Pesava infatti 90 chili. Ricordo
ancora quando Oreste, a fatica, mi raccontava quella giornata. Ricordo i suoi
occhi felici nel rivivere quel ricordo. Le mie domande cercavano di provare un
po’ di quella fatica. Ma non ci riuscivo. Era per me inimmaginabile.
Inizialmente non capivo come si poteva portare tanto peso in due. Cercavo d’immaginarmi
loro, uno davanti e uno dietro. Oreste mi sorrise. E sempre in dialetto mi
disse che non era possibile procedere in quel modo. La stufa la portavano a
vicenda. Il piano superiore sulla schiena e con le mani arrappati al ferro
attorno alla stufa di ghisa. Un po’ Oreste, un po’ Pimpi. Rimasi senza parole.
Mi si seccò la bocca. A volte, quando mi trovo in Patagonia a camminare con lo
zaino pesante, ripenso all’Oreste e cerco di far finta di niente… Passò del
tempo e un giorno parlai con Pimpi e dopo un buon bicchier di vino andai
sull’argomento stufa. Mi piacque la sua spontaneità nel dirmi che la stufa,
quel “pezzo da 90”, la portò Oreste per quasi tutto il cammino. La cosa più
dura non era tanto il camminare ma il momento della sosta quando la si doveva
appoggiare a terra e molto di più al momento di appoggiarla sulla schiena
alzarsi in piedi. Però a Oreste piaceva questo lavoro. E poi mi piaceva vederlo
camminare sempre con la “cicca” fra le labbra. Mai l’ho sentito dire: “Che fatiche
facevano noi una volta…” Tanto grande quell'uomo anche se più basso di me.
2008 Ora credo abbia 75 anni ma sembra
ancora un ragazzino. Aveva poi lasciato Giustino e lavorava in una fonderia nel
bresciano e un giorno passando vicino al grande pentolone (non so come si dice
in gergo) pieno di acciaio fuso mentre stava versando il contenuto
incandescente negli stampi Oreste venne investito dai vapori. Ebbe per fortuna
la prontezza di gettarsi in un bidone d'acqua. Poco dopo i suoi compagni di
lavoro lo videro e prontamente lo tirano fuori dall'acqua prima che annegasse.
A parte il volto, rimase ustionato su tutto il corpo. E' difficile farlo
parlare quell'uomo. Con me però lo fa. Mi ha sempre detto che ha sofferto poco
perché, per fortuna sua, rimase 3 mesi in coma. Poi è ritornato alla vita. E'
sì un po' acciaccato ma non si lamenta mai. Le mani non gli consentirebbero di
fare quello che prima poteva ma in qualche modo si è adattato e fa tutto. Ora è
in pensione, nel senso che non lavora più con una paga mensile. Fa le sue cose
dalla mattina alla sera. Lavora anche per altri, per chi gli chiede. Tempo fa
ha fatto un lavoro anche per me e abbiamo quasi litigato per il prezzo. Voleva
5 euro all'ora! Io per quei soldi, ormai a fine lavoro, non volevo accettare
perché dal mio punto di vista erano troppo pochi e quando gli ho detto che glie
ne volevo dare almeno il doppio si è quasi arrabbiato. Mi ha detto che lui
lavora perché gli piace farlo e non per i soldi. Però siamo a casa mia e
quindi… Oreste ama molto andare per i monti e con sua moglie, Amabile, si fanno
giri in montagna di 10 e più ore al giorno. Una bellissima coppia, serena,
felice e amabile. Un grande maestro di vita potrebbe essere per tutti noi...
domenica 29 aprile 2018
WOW! DUE CANI SALVATI
La storia di due cani salvati dalla neve dopo 5 e 26 giorni
Dispersa cinque giorni tra la neve, a 2300 metri, a causa di una
valanga e riuscita a sopravvivere grazie ad una buca che aveva scavato nella
neve. Questa la disavventura di Stellina, la mascotte di Pian
Benot, nel torinese, famosa per accompagnare gli scialpinisti che salgono sulla
Pala Rusà.
Dopo la caduta della valanga, i padroni, gestori degli impianti,
avevano provato a cercarla, ma era impossibile raggiungere la zona a piedi. La
speranza non li ha però abbandonati: dopo cinque giorni sono finalmente riusciti
ad individuarla con il bincolo e così hanno chiamato i vigili del fuoco,
che intervenuti, l’hanno soccorsa con l’elicottero. Una visita dal veterinario,
qualche coccola ed è tornata a casa.
Ancora più incredibile la storia raccontata dal quotidiano il
Giorno di un cane travolto da una slavina in provincia di Sondrio,
alle pendici del monte Meriggio, e salvato dopo 26 giorni.
L’animale era insieme al padrone e ad un amico di questo, quando
sono stati sorpresi da una valanga. I due umani sono riusciti a salvarsi grazie
a degli alberi, del cane nessuna traccia.
Anche questa è una storia di profonda amicizia tra uomo e
cane, infatti il padrone tutti i giorni dall’incidente è
andato sul posto, cercandolo, finché il 26esimo ha sentito latrare. Guidato dai
guaiti è arrivato nel punto dove era ancora sepolto scavando fino a liberarlo.
L’animale sarebbe sopravvissuto grazie ad alcune volpi che incuriosite
avrebbero scavato un varco nella neve permettendogli di non finire
l’ossigeno.
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