martedì 10 settembre 2019

martedì 13 agosto 2019

CIAO NADIA!

Ciao Piccola... Grande Donna!


martedì 16 luglio 2019

ALCHEMILLA


E' un’erba magica ed inoltre il suo nome è tanto bello ed anche le sue qualità prettamente femminili e questo non è poco.
Alchemilla – Alchemilla vulgaris
Questa graziosa piantina, appartenente guarda caso alla famiglia delle Rosacee (ecco Venere!) era la preferita degli alchimisti medioevali.
Nella ricerca della pietra filosofale, ovvero del metodo magico per trasformare il piombo in oro, raccoglievano le gocce perlacee e scintillanti che si formano sulle foglie dell’alchemilla, chiamandole “acqua del cielo”.
Le gocce, apparentemente di rugiada, ma in realtà emesse dalla pianta stessa, in una sorta di distillazione naturale, venivano considerate dotate di sottili poteri curativi e magici, estratti dalla foglia, ed erano usate in molte pozioni alchemiche.
La sua appartenenza a Venere è sottolineata anche dal suo nome inglese, Lady’s mantle, il mantello della Signora (intesa nel Medioevo come la Madonna) dovuta alla forma particolare della sua foglia, simile ad un mantello plissettato, impreziosito ai suoi bordi dalle perle scintillanti, come si conviene al mantello di una dea, quello della sua Lady astrale.
Nell’antichità veniva considerata la “migliore amica delle donne” per le sue qualità terapeutiche anche oggi riconosciute, in particolare per sfiammare gli organi genitali femminili, per i dolori mestruali, per arrestare emorragie uterine, per leucorree, per tonificare i tessuti degli organi genitali dopo il parto e per i disturbi della menopausa.
Possiede inoltre proprietà diuretiche, antidiarroiche, cicatrizzanti, antisettiche.
Le giovani foglie tenere si possono anche aggiungere tritate nelle insalate primaverili e quelle secche usare come buon tè.

venerdì 14 giugno 2019

LAGHI IN VAL NAMBRONE

BEI RICORDI


Quanti anni…
 “Ha fatto bene!” Queste le parole di mio papà. (…) 
Sinceramente non so nemmeno di che anno si trattasse… 1968-‘69?
Ero in terza media. A quei tempi arrivando in terza si poteva decidere se fare latino o Applicazioni Tecniche. Avevo fatto latino già l’anno prima e ricordo quelle declinazini “rosa, rosae” e, stupidamente, non mi sembrava una lingua interessante. L’anno scolastico era iniziato da poco e il mio Prof. di italiano mi aveva invitato a scegliere latino. Solo un ragazzo aveva scelto il latino. Solo un ragazzo aveva scelto latino, mentre io come tutti gli altri avevo scelto Applicazioni Tecniche.

Quel giorno durante la lezione di italiano il prof ci avvisò che si sarebbe assentato per pochi minuti e ci raccomandò di comportarci bene. 
I ragazzi lasciati soli cosa fanno? I ragazzi fanno i ragazzi poi a quell’età… le ragazze, si sa, erano diverse da noi maschi. Sinceramente non ricordo cosa accadde ma io feci qualcosa che non avrei dovuto fare a un ragazzo. 
Dico solo che si chiamava Fabio. Quel Fabio che ben conosco e che devo ringraziare perché è stato lui a trovare il capriolino dopo che una falciatrice gli aveva tagliato la gamba. E il giorno dopo mi avevano chiamato chiedendomi se volevo provare a salvarlo. E così feci e oggi Mirtillo ha già 5 anni.
Quando il professor Pino rientrò in aula Fabio piagnucolava e l'insegnante gli chiese cosa fosse successo. Dopo averlo ascoltato subito domandò alla classe: "Chi è stato?" 
Senza alzarmi dal mio banco sollevai la mano. “Bravo Ermanno”, “Alzati e vai dal Preside e gli dici che ti dia una sospensione di un giorno”. Con gli occhi bassi mi alzai e andai dal Preside che era in altro edificio. Lui mi conosceva ed era anche amico di mio padre. Mi fece quel foglio e tornai in classe. Arrivato a casa appena entrato consegnai “quel foglio” a mio papà che riferendosi al professore di italiano mi disse: “Ben fatto. Te lo sei meritato”.
Tutto qui. Grande lezione di vita.  Quel Prof tutt'oggi lo vedo e ho sempre stima e ammirazione per lui. Quando lo incontro ci facciamo sempre due chiacchiere. 
L’altro ieri stavo andando a fare una passeggiata con Pluto in Pineta e l’ho incontrato. E’ sempre un uomo in gamba anche se mi dice di avere qualche problemi alle articolazioni. E’ stato anche giornalista per molti anni di un quotidiano trentino. Gli ho detto che avevo iniziato a scrivere questa pagina e gli ho chiesto il permesso di farlo e perché no… e così ho scattato una foto insieme. Il mio Professore ed è di Pinzolo. 
Grazie Pino, grazie Professore!


martedì 14 maggio 2019

sabato 11 maggio 2019

mercoledì 8 maggio 2019

TRISTEZZA NEPALESE


Ben 104 chili in spalla. Qui non si tratta di portare materiali per le spedizioni. Questa è la vita normale di chi lavora come portatore nelle valli nepalesi, dove non esistono strade, ma solamente sentieri e quindi tutto il necessario non ottenibile sul posto deve arrivare fin lì trasportato a spalla o a dorso di yak. Soprattutto a spalla, perché a famiglia ha bisogno di mangiare.

Norman Heglund, un fisiologo dell'università di Lovanio, in Belgio, ha trascorso mezzo anno in Nepal studiando i portatori e cercando di determinare come riescano a portare così tanto peso. Dopo aver trascorso tante ore sui sentieri delle vallate montuose ha concluso che "non hanno nessun trucco, semplicemente vanno e continuano ad andare".
Heglund ha offerto ai portatori che incontrava limonata e biscotti perché si fermassero e lasciassero che lui e il suo team pesassero il carico e poi camminassero su una piattaforma di 10 metri dotata di sistemi elettronici che hanno misurato la forza applicata per ogni passo..
Questa immagine è stata postata da Joe Schneider.