martedì 20 febbraio 2018

BRAVA CECILIA, BRAVA POPA!








La nostra campionessa Cecilia Maffei ha vinto la medaglia di argento alle Olimpiadi di PyeongChang 2018 nella staffetta di short track. Il quartetto azzurro composto da Arianna Fontana, Lucia Peretti, Cecilia Maffei e Martina Valcepina ha chiusa la finale al secondo posto alle spalle della Corea. Bronzo all'Olanda dopo le squalifiche di Cina e Canada. Grandissimo entusiasmo tra la popolazione di Pinzolo, e soprattutto a casa Maffei, dove l'entusiasmo è alle stelle. Complimenti Cecilia, per questa medaglia che incorona una carriera strabiliante!

il Sindaco di Pinzolo Michele Cereghini:
"Cecilia GRAZIEEEEE! E' ARGENTOOOOO! 
Hai regalato a Pinzolo la sua prima medaglia olimpica!!
La speranza di una medaglia era tanta e tu e le tue compagne l’avete soddisfatta in pieno. Hai dato tutta te stessa e ti meriti questa medaglia come il coronamento di un’intera vita!
Determinazione, impegno, serietà e 4 Olimpiadi ti hanno reso un’atleta da ammirare. Pinzolo è orgogliosa di te e mi auguro che i tanti giovani che hanno appena cominciato a calzare i pattini possano guardare a te come un esempio di serietà e di merito nello sport.
Proprio ieri, ti ho definita una “goccia nel mare”. Sei partita da Pinzolo, dove lo short track era una disciplina di nicchia, ma, grazie alla tua forza di volontà e al tuo impegno, in quel mare sei riuscita a luccicare! Hai sempre affrontato con determinazione vittorie e sconfitte, se cadevi ti rialzavi, se vincevi davi ancora di più, la fatica non ti ha scoraggiato e vederti su quel podio è la dimostrazione che, con i sacrifici, i risultati arrivano.
La tua vittoria è una grande emozione per tutta Pinzolo! GRAZIE".

lunedì 15 gennaio 2018

RICORDI...

Il rifugio ai XII Apostoli aperto nel lontano 1908 e la Vredretta di Pratofiorito negli anni 30.



lunedì 25 dicembre 2017

domenica 10 dicembre 2017

FAZÖL

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C'era una volta Fazöl. Era una gnomina tanto povera,
non aveva nulla, né affetti né mezzi per condurre una vita decorosa. Non aveva più né la mamma né il papà, non un tetto per proteggersi, non una stanza con un
lettino per coricarsi.
I suoi abiti erano cenci che qualcuno aveva gettato e che lei, pazientemente, aveva in qualche modo ricucito per farne dei vestitini che, alla fine, erano risultati carini e colorati come fossero dei patchwork
veri e propri.
Erano vestitini sempre puliti e profumati, però. Fazöl
ci teneva particolarmente e perciò faceva tutti i giorni il bucato nel ruscello usando la cenere dei suoi fuocherelli.

La gnomina percorreva tanta strada ogni giorno, in
cerca di chissà che cosa: nemmeno lei sapeva quel che andava cercando, ma continuava, e mentre camminava osservava attentamente tutto ciò che la circondava. Non le sfuggiva proprio nulla. Era solita, durante le sue passeggiate, tenere nel suo “tascapàn”, ben stretto, un pezzetto di pane secco che ogni tanto sbocconcellava e intingeva nel latte che mungeva da
qualche capretta selvatica.

Fazöl era buona ma, poiché era abbandonata da tutti,
vagabondava qua e là per i campi e i boschi, confidando semplicemente nella buona sorte.

Un giorno incontrò uno gnomo povero come lei che le disse: “Per piacere, dammi qualcosa da mangiare!
Ho tanta fame”
. Fazöl non ci pensò due volte e gli porse tutto il suo pezzo di pane sperando lo potesse sfamare, poi proseguì il suo peregrinare.

Un altro giorno incontrò una gnoma intirizzita. “Ho tanto freddo alla testa! Dammi qualcosa per coprirmi!“ Fazöl si sfilò il berrettino e glielo regalò. Proseguì il
suo cammino, cibandosi di ortiche o di qualche bacca secca che trovava qua e là, ma ecco che incontrò un’altra gnomina tremante per il gelo. Le faceva molta
tenerezza, quindi si tolse il giubbetto colorato e glielo donò.

Fazöl si accorse però che ormai le restava ben poco
per coprirsi e l’inverno era rigido anche per lei! Ciononostante, quando vide un’ultima gnomina che tremava anch’essa per il freddo sentì che le si strappava il cuore, perciò decise di donarle la sua gonnellina a strisce e la sua camicia a fiori. Restò in mutande, la poverina, tuttavia non se ne preoccupava, giacché ormai si stava facendo buio e nessuno l’avrebbe vista ridotta in quelle condizioni.

Fazöl si trovò nel bosco al gelo, tutta sola, ma non
smise di sorridere. Il suo “tascapàn” era vuoto, eppure non le importava. Si disse che se anche non aveva più abiti almeno il suo sederino sarebbe rimasto al caldo, perché lei indossava le mutandine che le aveva fatto, a suo tempo, la mamma: erano di lana infeltrita, bianche e con i fiorellini colorati.

Proprio in quel momento, come per incanto,
all’improvviso dal cielo iniziarono a cadere tutt’intorno a Fazöl oggetti strani e lucenti: non erano stelle, erano monetine d’oro luccicanti! La gnomina, a naso insù, vide quei puntini luccicanti comporre una frase: “Quello che fai nella vita, prima o poi ritorna”. Il cielo aveva premiato la sua generosità.

Un istante e Fazöl si ritrovò vestita di tutto punto
con abiti di lana calda, finissima e, pensò, incredibilmente “morbidosa”. Tornò al paese con il “tascapan” trasformato nello scrigno di un tesoro, si costruì una casetta piccina piccina e decise di distribuire ogni giorno una moneta a chi ne aveva bisogno.

E vissero tutti felici e contenti.




martedì 5 dicembre 2017

INVITATO A CRACOVIA

Sono stato invitato al Krakowski Festiwal Gorski di Cracovia. 

Il giorno dopo sono andato a vedere un posto tristissimo: Auschwitz. Di quel posto non posso dire niente se non che la stupidità e la violenza umana erano e sono senza limiti... 

con la mia interprete Joanna
 Auschwitz


domenica 26 novembre 2017

IL PIANTO DELLE PECORELLE





 
Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017

«Il pianto delle innocenti»

testo e foto di Ermanno Salvaterra / Massimeno (TN)

Un ricordo di qualche anno fa quando ancora gestivo il rifugio ai XII Apostoli. Anche ora, a distanza di tanto tempo, quando ci ripenso, ancora piango.

Era un lunedì di settembre e un amico era venuto a trovarmi al rifugio. Anche lui nel Soccorso Alpino e mi aveva detto che oltre cento pecore e una capretta erano incrodate sulla parete di una montagna vicina alla Cima Presanella a circa 3000 metri. Erano già stati con l’elicottero della Provincia di Trento a fare un sopralluogo. Qualcuno però aveva detto di “lasciar perdere” e di “lasciarle” al loro destino.

Forse voi non sapete quanto siano importanti gli animali per me e quindi subito ho parlato con il capo del Soccorso Alpino di Pinzolo e poco dopo mi ha richiamato per dirmi che la mattina successiva saremmo andati su a provare qualcosa.

Il giorno dopo il tempo era pessimo e quindi non si era fatto niente.
Si era parlato di rimandare a più avanti ma io stavo male al pensiero di quelle povere creature. Quello stesso giorno sono sceso dal rifugio.
Ho percorso la Val Genova e poi su per il ripido sentiero. Arrivato alla base della parete ho sentito il lamento di una capretta e il triste belare incessante di tante pecorelle. A fatica ne ho raggiunta qualcuna ma era impossibile farmi seguire. Roccia troppo difficile.


Sono tornato alla base per cercare da dove erano salite ma non sono riuscito nel mio intento a farle scendere e quindi con gli occhi pieni di lacrime sono tornato a casa e ancora mi sono sentito dire che gli elicotteri erano impegnati fino a sabato e le previsioni del tempo si facevano brutte. Il problema dell’elicottero era importante per poter portare su tutto il materiale necessario: circa 500 metri di corde statiche oltre al resto dell’attrezzatura. Sono tornato al rifugio e al
mattino mi sono permesso di telefonare in Provincia e ho avuto la comprensione e l’appoggio della Assessora all’Ambiente. Al pomeriggio l’elicottero è passato a prendermi al rifugio e con altri cinque membri del soccorso fra cui il Capo della Stazione di Pinzolo ci siamo fatti scaricare alla base della parete. Dopo alcuni tentativi abbiamo individuato il punto dove potevano essere salite. Era quindi il posto dove saremmo potuti scendere con le pecorelle. Alle 19.30 un gruppetto di quattordici erano finalmente alla base a brucare l’erba.


La mattina seguente, sempre con l’aiuto dell’elicottero e dei
bravissimi piloti, insieme ad altri cinque uomini del Soccorso, siamo tornati lassù e dopo avere traversato e attrezzato con corde fisse quasi400 metri di parete abbiamo cominciato a spingere il gregge verso la salvezza.


Mentre gli altri continuavano a far percorre alle pecore le esili
cenge verso il canale di uscita in due siamo scesi con tre corde doppie dalla capretta che con il suo belare, non simile ma uguale ad un lamento di un bambino che impaurita cerca la mamma, ci indicava il posto in cui si trovava. Indescrivibile la sua discesa come pure i posti in cui quei poveri animali erano passati. Si è anche messo a nevicare e vedere gli
animali scivolare era per me una cosa tristissima.


Purtroppo durante le quasi due settimane trascorse su quella
montagna, circa venti pecore erano cadute dalla parete. I loro corpi sono stati recuperati due giorni dopo. Per fortuna altre ottantaquattro pecore e la capretta sono riuscite a raggiungere nuovamente i pascoli.


Questo per me è stato sicuramente il mio soccorso più gratificante e impegnativo della mia vita. Ringrazio anche i ragazzi che hanno lavorato tanto per salvare quelle povere bestiole indifese che altrimenti avrebbero continuato a soffrire fino alla fine. Sono anche molto grato alle persone sensibili della nostra cara Provincia di Trento. Ora guardo
le foto, la tenerezza dei lo sguardi e vedo la sofferenza nei loro occhi per quanto hanno vissuto, la dura lotta che hanno dovuto combattere per resistere e ritornare alla vita… E mi sento bene.
 

Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017






sabato 25 novembre 2017

CIAO RAI


Ci eravamo visti la scorsa settimana. "Um fat do ciaciari...". Eravamo stati anche in collegio insieme. Tu però eri più bravo di me; sia in collegio che a scuola. Anche quest'anno arrivavi ai 10.000 Km in bici. Ho rubato questo canto indiano dalla pagina "da lo to popa la Martina". Ciao Rai... CIAO!

GIORNATA DELLA DONNA

E poi a quegli esseri fanno anche i processi e hanno anche avvocati che li difendono. Esseri immondi!

mercoledì 1 novembre 2017

GLI ASINELLI

I NUOVI ARRIVATI


Ecco a voi Tom, Gaia e Lassie. Arrivati oggi in vacanza