venerdì 15 giugno 2018

mercoledì 6 giugno 2018

LA CAPRETTA IN ALTA MONTAGNA



L’animale, cocciuto come ci si aspetta dalla sua specie, aveva deciso di seguire due alpinisti sulla cima dell’Olperer, 3.476 metri nelle Alpi austriache, decidendo poi di fare di testa propria appena arrivata in vetta. Fino alla cima i due scalatori, una volta accorti della compagna, si erano infatti premurati di non farle perdere il sentiero, ma al momento della discesa Gretl ha deciso di imboccare un’altra strada, perdendosi.

Tornati a valle i due uomini hanno avvertito il soccorso alpino locale di Tux-Finkenberg, che, dopo un giorno di ricerca, hanno ritrovato la capretta bloccata sul pendio perché troppo stanca per proseguire.

Una squadra di quattro persone ha scalato quindi la montagna e, una volta trovata Gretl, se la sono messa in spalle riportandola a casa.

sabato 26 maggio 2018

PASSEGGIATA IN BRENTA

OGGI CI HA LASCIATI - IL GRANDE ORESTE



"IL PEZZO DA 90"
Oreste, detto Trenta, è di Giustino e da giovane lavorava alla cava di felspato Maffei. Erano tempi duri quelli. Il suo secondo lavoro era il portatore. Portava viveri e materiale ai rifugi come il XII Apostoli, il Segantini e la Lobbia Alta. Era il 1949, quando, Oreste (Trenta) e Pimpi (Olimpio Olivieri, Tavela), anche lui di Giustino, salirono alla Madonnina per incontrare il fratello di Pimpi che era salito con un cavallo per portare la stufa. Non c’erano elicotteri e nemmeno la teleferica e quella stufa doveva arrivare al XII Apostoli. A portare a spalle la stufa erano rimasti Pimpi e Oreste. Era proprio “un pezzo da 90” la stufa. Pesava infatti 90 chili. Ricordo ancora quando Oreste, a fatica, mi raccontava quella giornata. Ricordo i suoi occhi felici nel rivivere quel ricordo. Le mie domande cercavano di provare un po’ di quella fatica. Ma non ci riuscivo. Era per me inimmaginabile. Inizialmente non capivo come si poteva portare tanto peso in due. Cercavo d’immaginarmi loro, uno davanti e uno dietro. Oreste mi sorrise. E sempre in dialetto mi disse che non era possibile procedere in quel modo. La stufa la portavano a vicenda. Il piano superiore sulla schiena e con le mani arrappati al ferro attorno alla stufa di ghisa. Un po’ Oreste, un po’ Pimpi. Rimasi senza parole. Mi si seccò la bocca. A volte, quando mi trovo in Patagonia a camminare con lo zaino pesante, ripenso all’Oreste e cerco di far finta di niente… Passò del tempo e un giorno parlai con Pimpi e dopo un buon bicchier di vino andai sull’argomento stufa. Mi piacque la sua spontaneità nel dirmi che la stufa, quel “pezzo da 90”, la portò Oreste per quasi tutto il cammino. La cosa più dura non era tanto il camminare ma il momento della sosta quando la si doveva appoggiare a terra e molto di più al momento di appoggiarla sulla schiena alzarsi in piedi. Però a Oreste piaceva questo lavoro. E poi mi piaceva vederlo camminare sempre con la “cicca” fra le labbra. Mai l’ho sentito dire: “Che fatiche facevano noi una volta…” Tanto grande quell'uomo anche se più basso di me.

2008 Ora credo abbia 75 anni ma sembra ancora un ragazzino. Aveva poi lasciato Giustino e lavorava in una fonderia nel bresciano e un giorno passando vicino al grande pentolone (non so come si dice in gergo) pieno di acciaio fuso mentre stava versando il contenuto incandescente negli stampi Oreste venne investito dai vapori. Ebbe per fortuna la prontezza di gettarsi in un bidone d'acqua. Poco dopo i suoi compagni di lavoro lo videro e prontamente lo tirano fuori dall'acqua prima che annegasse. A parte il volto, rimase ustionato su tutto il corpo. E' difficile farlo parlare quell'uomo. Con me però lo fa. Mi ha sempre detto che ha sofferto poco perché, per fortuna sua, rimase 3 mesi in coma. Poi è ritornato alla vita. E' sì un po' acciaccato ma non si lamenta mai. Le mani non gli consentirebbero di fare quello che prima poteva ma in qualche modo si è adattato e fa tutto. Ora è in pensione, nel senso che non lavora più con una paga mensile. Fa le sue cose dalla mattina alla sera. Lavora anche per altri, per chi gli chiede. Tempo fa ha fatto un lavoro anche per me e abbiamo quasi litigato per il prezzo. Voleva 5 euro all'ora! Io per quei soldi, ormai a fine lavoro, non volevo accettare perché dal mio punto di vista erano troppo pochi e quando gli ho detto che glie ne volevo dare almeno il doppio si è quasi arrabbiato. Mi ha detto che lui lavora perché gli piace farlo e non per i soldi. Però siamo a casa mia e quindi… Oreste ama molto andare per i monti e con sua moglie, Amabile, si fanno giri in montagna di 10 e più ore al giorno. Una bellissima coppia, serena, felice e amabile. Un grande maestro di vita potrebbe essere per tutti noi...

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domenica 29 aprile 2018

WOW! DUE CANI SALVATI

La storia di due cani salvati dalla neve dopo 5 e 26 giorni
  
Dispersa cinque giorni tra la neve, a 2300 metri, a causa di una valanga e riuscita a sopravvivere grazie ad una buca che aveva scavato nella neve. Questa la disavventura di Stellina, la mascotte di Pian Benot, nel torinese, famosa per accompagnare gli scialpinisti che salgono sulla Pala Rusà.
Dopo la caduta della valanga, i padroni, gestori degli impianti, avevano provato a cercarla, ma era impossibile raggiungere la zona a piedi. La speranza non li ha però abbandonati: dopo cinque giorni sono finalmente riusciti ad individuarla con il bincolo e così hanno chiamato i vigili del fuoco, che intervenuti, l’hanno soccorsa con l’elicottero. Una visita dal veterinario, qualche coccola ed è tornata a casa. 
Ancora più incredibile la storia raccontata dal quotidiano il Giorno di un cane travolto da una slavina in provincia di Sondrio, alle pendici del monte Meriggio, e salvato dopo 26 giorni.
L’animale era insieme al padrone e ad un amico di questo, quando sono stati sorpresi da una valanga. I due umani sono riusciti a salvarsi grazie a degli alberi, del cane nessuna traccia.
Anche questa è una storia di profonda amicizia tra uomo e cane, infatti il padrone tutti i giorni dall’incidente è andato sul posto, cercandolo, finché il 26esimo ha sentito latrare. Guidato dai guaiti è arrivato nel punto dove era ancora sepolto scavando fino a liberarlo. L’animale sarebbe sopravvissuto grazie ad alcune volpi che incuriosite avrebbero scavato un varco nella neve permettendogli di non finire l’ossigeno. 


sabato 7 aprile 2018

CHIESA E IL SESSO SELVAGGIO



Notizia di oggi:

La vicenda ha origine nel 2016 in Ontario (Canada), quando monsignor Capella venne accusato dalla polizia canadese di aver utilizzato il computer della chiesa locale per scaricare e diffondere materiale pedopornografico.
Un'altra denuncia era arrivata per via diplomatica dal Governo degli Stati Uniti, dove il monsignore dal 2015 aveva prestato servizio nella Nunziatura apostolica. Anche nella capitale Usa Capella avrebbe compiuto i suoi reati.

lunedì 26 marzo 2018

domenica 18 marzo 2018

CASCATA DELLA MADONNINA


Mercoledì scorso il mio "caro Amico Andrea Sarchi è salito insieme a Matteo Piccardi Guida Alpina Istruttore, la Cascata Madonnina in cima alla val d’Avio sopra al lago Benedetto (itinerario x raggiungere il rifugio Garibaldi sotto alla parete nord dell’Adamello. 
Andrea mi ha chiesto una piccola menzione di questo soprattutto per ricordare Battistino Bonali alpinista camuno scomparso nel '93 sulla Nord dell’Huascaran.
Andrea era stato membro di una spedizione che era partita dall’Italia  per le ricerche ma che purtroppo non aveva fatto altro che recuperarne i loro poveri corpi  insieme a Giandomenico Ducoli. Battistino è noto per aver salito senza ossigeno in compagnia di Leopold Sulowsky il great couloir sulla nord dell’Everest. Inoltre è famoso per aver fatto una spettacolare discesa con gli sci dalla nord Adamello e aveva anche effettuato la prima salita della candela poi chiamata Madonnina in compagnia di Sandro Rizzieri nel 1991. Avanti coi tempi! Il Sarchi con Girardi e Nadali nel 1993 avevano
fatto una delle prime ripetizioni. 
ps: e bravo il "vecchio Sarchi"...


Battistino Bonali






sabato 17 marzo 2018

INACCETTABILE!

CIAO MARK E RYAN

Marc-Andre Leclerc e Ryan Johnson, fino all'altro ieri speravo ci faceste una sorpresa e ricompariste all'improvviso... invece ho letto che hanno trovato le vostre corde fuori da un crepaccio... Dopo una delle tue imprese patagoniche ti avevo scritto Mark e mi avevi anche risposto con delle belle parole. Facevi cose terribili ma affascinanti. Continuerò a pensarvi. Ciao Marc e Ryan... ciao