domenica 10 dicembre 2017

FAZÖL
























 C'era una volta Fazöl. Era una gnomina tanto povera,
non aveva nulla, né affetti né mezzi per condurre una vita decorosa. Non aveva
più né la mamma né il papà, non un tetto per proteggersi, non una stanza con un
lettino per coricarsi.


I suoi abiti erano cenci che qualcuno aveva gettato e
che lei, pazientemente, aveva in qualche modo ricucito per farne dei vestitini
che, alla fine, erano risultati carini e colorati come fossero dei patchwork
veri e propri.


Erano vestitini sempre puliti e profumati, però. Fazöl
ci teneva particolarmente e perciò faceva tutti i giorni il bucato nel ruscello
usando la cenere dei suoi fuocherelli.


La gnomina percorreva tanta strada ogni giorno, in
cerca di chissà che cosa: nemmeno lei sapeva quel che andava cercando, ma continuava,
e mentre camminava osservava attentamente tutto ciò che la circondava. Non le
sfuggiva proprio nulla. Era solita, durante le sue passeggiate, tenere nel suo “tascapàn”, ben stretto, un pezzetto di
pane secco che ogni tanto sbocconcellava e intingeva nel latte che mungeva da
qualche capretta selvatica.


Fazöl era buona ma, poiché era abbandonata da tutti,
vagabondava qua e là per i campi e i boschi, confidando semplicemente nella
buona sorte.


Un giorno incontrò uno gnomo povero come lei che le disse:
“Per piacere, dammi qualcosa da mangiare!
Ho tanta fame”
. Fazöl non ci pensò due volte e gli porse tutto il suo pezzo
di pane sperando lo potesse sfamare, poi proseguì il suo peregrinare.


Un altro giorno incontrò una gnoma intirizzita. “Ho tanto freddo alla testa! Dammi qualcosa
per coprirmi!“
Fazöl si sfilò il berrettino e glielo regalò. Proseguì il
suo cammino, cibandosi di ortiche o di qualche bacca secca che trovava qua e
là, ma ecco che incontrò un’altra gnomina tremante per il gelo. Le faceva molta
tenerezza, quindi si tolse il giubbetto colorato e glielo donò.


Fazöl si accorse però che ormai le restava ben poco
per coprirsi e l’inverno era rigido anche per lei! Ciononostante, quando vide
un’ultima gnomina che tremava anch’essa per il freddo sentì che le si strappava
il cuore, perciò decise di donarle la sua gonnellina a strisce e la sua camicia
a fiori. Restò in mutande, la poverina, tuttavia non se ne preoccupava, giacché
ormai si stava facendo buio e nessuno l’avrebbe vista ridotta in quelle condizioni.


Fazöl si trovò nel bosco al gelo, tutta sola, ma non
smise di sorridere. Il suo “tascapàn”
era vuoto, eppure non le importava. Si disse che se anche non aveva più abiti
almeno il suo sederino sarebbe rimasto al caldo, perché lei indossava le mutandine
che le aveva fatto, a suo tempo, la mamma: erano di lana infeltrita, bianche e
con i fiorellini colorati.


Proprio in quel momento, come per incanto,
all’improvviso dal cielo iniziarono a cadere tutt’intorno a Fazöl oggetti
strani e lucenti: non erano stelle, erano monetine d’oro luccicanti! La
gnomina, a naso insù, vide quei puntini luccicanti comporre una frase: “Quello che fai nella vita, prima o poi
ritorna”.
Il cielo aveva premiato la sua generosità.


Un istante e Fazöl si ritrovò vestita di tutto punto
con abiti di lana calda, finissima e, pensò, incredibilmente “morbidosa”. Tornò al paese con il “tascapan” trasformato nello scrigno di
un tesoro, si costruì una casetta piccina piccina e decise di distribuire ogni
giorno una moneta a chi ne aveva bisogno.


E vissero tutti felici e contenti.



martedì 5 dicembre 2017

INVITATO A CRACOVIA

Sono stato invitato al Krakowski Festiwal Gorski di Cracovia. 

Il giorno dopo sono andato a vedere un posto tristissimo: Auschwitz. Di quel posto non posso dire niente se non che la stupidità e la violenza umana erano e sono senza limiti... 

con la mia interprete Joanna
 Auschwitz


domenica 26 novembre 2017

IL PIANTO DELLE PECORELLE





 
Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017

«Il pianto delle innocenti»

testo e foto di Ermanno Salvaterra / Massimeno (TN)

Un ricordo di qualche anno fa quando ancora gestivo il rifugio ai XII Apostoli. Anche ora, a distanza di tanto tempo, quando ci ripenso, ancora piango.

Era un lunedì di settembre e un amico era venuto a trovarmi al rifugio. Anche lui nel Soccorso Alpino e mi aveva detto che oltre cento pecore e una capretta erano incrodate sulla parete di una montagna vicina alla Cima Presanella a circa 3000 metri. Erano già stati con l’elicottero della Provincia di Trento a fare un sopralluogo. Qualcuno però aveva detto di “lasciar perdere” e di “lasciarle” al loro destino.

Forse voi non sapete quanto siano importanti gli animali per me e quindi subito ho parlato con il capo del Soccorso Alpino di Pinzolo e poco dopo mi ha richiamato per dirmi che la mattina successiva saremmo andati su a provare qualcosa.

Il giorno dopo il tempo era pessimo e quindi non si era fatto niente.
Si era parlato di rimandare a più avanti ma io stavo male al pensiero di quelle povere creature. Quello stesso giorno sono sceso dal rifugio.
Ho percorso la Val Genova e poi su per il ripido sentiero. Arrivato alla base della parete ho sentito il lamento di una capretta e il triste belare incessante di tante pecorelle. A fatica ne ho raggiunta qualcuna ma era impossibile farmi seguire. Roccia troppo difficile.


Sono tornato alla base per cercare da dove erano salite ma non sono riuscito nel mio intento a farle scendere e quindi con gli occhi pieni di lacrime sono tornato a casa e ancora mi sono sentito dire che gli elicotteri erano impegnati fino a sabato e le previsioni del tempo si facevano brutte. Il problema dell’elicottero era importante per poter portare su tutto il materiale necessario: circa 500 metri di corde statiche oltre al resto dell’attrezzatura. Sono tornato al rifugio e al
mattino mi sono permesso di telefonare in Provincia e ho avuto la comprensione e l’appoggio della Assessora all’Ambiente. Al pomeriggio l’elicottero è passato a prendermi al rifugio e con altri cinque membri del soccorso fra cui il Capo della Stazione di Pinzolo ci siamo fatti scaricare alla base della parete. Dopo alcuni tentativi abbiamo individuato il punto dove potevano essere salite. Era quindi il posto dove saremmo potuti scendere con le pecorelle. Alle 19.30 un gruppetto di quattordici erano finalmente alla base a brucare l’erba.


La mattina seguente, sempre con l’aiuto dell’elicottero e dei
bravissimi piloti, insieme ad altri cinque uomini del Soccorso, siamo tornati lassù e dopo avere traversato e attrezzato con corde fisse quasi400 metri di parete abbiamo cominciato a spingere il gregge verso la salvezza.


Mentre gli altri continuavano a far percorre alle pecore le esili
cenge verso il canale di uscita in due siamo scesi con tre corde doppie dalla capretta che con il suo belare, non simile ma uguale ad un lamento di un bambino che impaurita cerca la mamma, ci indicava il posto in cui si trovava. Indescrivibile la sua discesa come pure i posti in cui quei poveri animali erano passati. Si è anche messo a nevicare e vedere gli
animali scivolare era per me una cosa tristissima.


Purtroppo durante le quasi due settimane trascorse su quella
montagna, circa venti pecore erano cadute dalla parete. I loro corpi sono stati recuperati due giorni dopo. Per fortuna altre ottantaquattro pecore e la capretta sono riuscite a raggiungere nuovamente i pascoli.


Questo per me è stato sicuramente il mio soccorso più gratificante e impegnativo della mia vita. Ringrazio anche i ragazzi che hanno lavorato tanto per salvare quelle povere bestiole indifese che altrimenti avrebbero continuato a soffrire fino alla fine. Sono anche molto grato alle persone sensibili della nostra cara Provincia di Trento. Ora guardo
le foto, la tenerezza dei lo sguardi e vedo la sofferenza nei loro occhi per quanto hanno vissuto, la dura lotta che hanno dovuto combattere per resistere e ritornare alla vita… E mi sento bene.
 

Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017






sabato 25 novembre 2017

CIAO RAI


Ci eravamo visti la scorsa settimana. "Um fat do ciaciari...". Eravamo stati anche in collegio insieme. Tu però eri più bravo di me; sia in collegio che a scuola. Anche quest'anno arrivavi ai 10.000 Km in bici. Ho rubato questo canto indiano dalla pagina "da lo to popa la Martina". Ciao Rai... CIAO!

GIORNATA DELLA DONNA

E poi a quegli esseri fanno anche i processi e hanno anche avvocati che li difendono. Esseri immondi!

mercoledì 1 novembre 2017

GLI ASINELLI

I NUOVI ARRIVATI


Ecco a voi Tom, Gaia e Lassie. Arrivati oggi in vacanza

CIAO JOHAN


Ciao Johan, ricordo quanto tempo abbiamo passato insieme ai campi base della Patagonia. Che bei momenti, che bei ricordi....
Nuptse, parete Ovest
, 31 Ottobre 1997, parete ovest della cima nord-ovest del Nuptse. 7742. La parete è fra le più difficili mai tentate nella storia dell'alpinismo, la cordata è però all'altezza. Janez Jeglič, classe 1961, è il successore di Tomo Cesen come alpinista polivalente e completo, capace di salire l'8b in falesia e praticamente qualsiasi cosa su terreno misto. Tomaž Humar è tecnicamente meno forte ma dotato di una tenacia e di una resistenza alla fatica praticamente illimitata. Sono da cinque giorni in parete, dietro di loro la via ha i seguenti numeri: 2500 m, V e WI5, percorsa sempre slegati tranne il primo tratto fra i seracchi. Sanno che in Slovenia, in quegli anni l'assoluta principessa dell'alpinismo, stanno aspettando l'esito. In uno dei bivacchi il loro fornello ebbe una perdita di gas, e i due furono quasi soffocati nella loro tenda da bivacco schiacciata dalle nevicate. Jeglic disse "Se saliamo, Tomaz, saremo contenti per il resto della nostra vita ma se non lo facciamo, renderemo felice metà Slovenia." 
Janez arriva per primo in vetta, non si ferma e prosegue in cresta perchè vuole arrivare esattamente sul punto più alto della cima nord-ovest del Nuptse. Humar scriverà che «Quando ho raggiunto la sommità della parete, Janez non era lì a salutarmi. Al suo posto c'erano soltanto il vento fortissimo e delle impronte, verso la cima nord-ovest, lungo il lato meridionale della cresta. “Ma adesso dove sta andando?” mi sono chiesto quando l'ho intravisto per un attimo. Ho aspettato e l'ho chiamato: “Janez, Janez!”. Poi ho pensato: “Forse è andato avanti un po' per dare un'occhiata”. Così, arrabbiato, ho cercato di raggiungerlo: dove si stava cacciando con quel tempo? C'era un vento spaventoso! Ad un certo punto, mentre il vento soffiava furioso, sono arrivato alle sue ultime tracce, ma c'era soltanto la sua radio, accesa, capovolta sul lato opposto della cresta. Ho capito e sono crollato». Ho chiamato Marjan al campo base: «Janez, Janez se n'è andato!». Ma Marjan non capisce: «Cosa vuol dire andato? Andato dove?». Humar resta in silenzio per lunghissimi secondi, poi urla “non c’è più nessuno qui, tutto intorno è strapiombante, è finita!” A quel punto Humar sente dentro di sé quella frase “O ce la fai o sei morto”. Disperato e solo, a 7742 metri su una delle più difficili montagne mai salite, comincia a scendere, perde la maschera. La temperatura scende a -20°C. Gli parlano via radio, lui più volte perde l'orientamento, non riconosce i passaggi, in discesa più complicati e difficili. E' esausto e più volte dice, è finita. Ma dopo 11 ore, all'una di notte, raggiunge la tendina a quota 6700. Si addormenta, e dopo qualche ora temono che si sia lasciato andare, non risponde più. Alle 11.30 sentono un filo di voce, e all'una riprende la discesa. Orgoglioso, feroce, determinato, sfinito. Riesce a raccogliere le ultime energie per altri 1500 metri di discesa, venendo sfiorato da una valanga, la frontale smette di funzionare, e soltanto dopo un altro giorno e mezzo riesce miracolosamente a liberarsi dall'impressionante Nuptse, arrivando disidratato, in preda alle allucinazioni, e con vari principi di congelamento.
Scomparirà anche lui il 14 Novembre 2009, dopo altre salite leggendarie e non poche critiche e polemiche intorno alle sue gesta. Era esagerato, famoso come una star, inviso a molti altri alpinisti. Dissero che dal Nuptse era sceso il meno bravo. Ma come fare una classifica fra due, su una delle pareti più difficili di tutti i tempi?

LE MIE NUOVE MUTANDE

Come promesso ecco a voi, in esclusiva, le mie nuove mutande. Il nuovo marchio trendy, Mirt Saint Rovinaz. Un po’ care ma molto belle e confortevoli.

mercoledì 25 ottobre 2017

MIRTILLO VERSO L'INVERNO

“Eccomi pronto per l’inverno anche se fa ancora un caldo della madonna. Fra poco andrò a comperarmi la biancheria intima. Le mutande le ho già viste ma deve arrivare la mia taglia”.


Come promesso ecco a voi, in esclusiva, le mie nuove mutande. Il nuovo marchio trendy, Mirt Saint Rovinaz. Un po’ care ma molto belle e confortevoli.