sabato 24 maggio 2014

Scapinèla


La mia versione di Cenerentola

C'era una volta una coppia di stregoni, Lapis e  Zöta. Erano poveri ma buoni. Vivevano in cima a una montagna. Era il monte più alto del pianeta verde. Avevano una figlia. La streghina si chiamava Scapinèla. Per la loro piccola facevano tutto; tanto era l'amore per la loro bambina. Era piccola quella bimba e tanto magrolina. Vestita di teli di iuta. Tanti piccoli pezzi trovati qua e là ma cuciti dalla mamma e il suo vestito sembrava fosse stato disegnato dal miglior stilista. Era sempre molto pulita e profumava di nigritella, il balsamo che usava la mamma per lavare i vestiti.
La vita scorreva dolce e quasi senza problemi finché un giorno, così si diceva, qualcuno aveva messo del veleno alla sorgente della casetta dei due stregoni. 
Pochi giorni dopo Lapis e  Zöta se ne andarono… e Scapinèla rimase sola. Fu adottata da una strana strega. Era l'unica senza casa e così si sarebbe potuta sistemare nella loro casa e accudire la piccola. Non era molto ben vista nel borgo ma era l'unica che poteva curarsi di lei. La piccola venne schiavizzata dalla fattucchiera che la sottoponeva alle fatiche più dure. Ogni giorno puliva la casa da cima a fondo. Alla sera la cena era misera e se la doveva cucinare da sè. I cari genitori erano sepolti sotto un castagno centenario. Subito dopo cena andava al castagno a piangere sulle tombe dei genitori ma soprattutto rimaneva su quella della cara mamma. Ogni giorno portava alla mamma un fiorellino diverso che raccoglieva sul sentiero che portava all’albero. Non c'era acqua da quelle parti ma la piccola annaffiava i fiorellini con le sue lacrime. Poi tornava a casa per alzarsi al mattino all’alba. Un fetta di pane ammuffito e un bicchiere d'acqua era la sua colazione. Questa era la sua vita ma l'amore che aveva per la sua mamma la faceva star bene. Gli anni passavano e Scapinèla cresceva. Ormai era una ragazza. Da quella strega non aveva mai ricevuto una carezza o una parola dolce. Mai. Un giorno la befana crudele le disse che sarebbe andata a una festa al castello del Re. Sarebbe stata via alcuni giorni. Si sentiva bella e sperava di poter far innamorare il principe per farsi sposare. Sarebbe voluta andare anche Scapinèla ma lei glie lo impedì. "Brutta come sei e conciata così nessuno ti guarderebbe". In effetti il vestito che portava era ancora quello cucito dalla mamma. Solo col passare del tempo aveva aggiunto qualche strisciolina per allungarlo e allargarlo. La dolce streghina era sempre pulita e profumata. La megera se ne andò lasciando alla piccola solo un filoncino di pane e due cipolle puzzolenti. Quelle giornate le poteva vivere a modo suo però. Andò per il bosco a raccogliere frutti e bacche e finalmente riuscì a riempire quel suo pancino. Raccolse fiori bellissimi e li portò alla sua mammina. Rimase da lei molte ore a parlarle e a piangere. Gli disse che sarebbe voluta andare alla festa al castello ma non poteva certo andare così vestita. Piccoli uccellini iniziarono a volteggiare attorno a lei. Erano piccoli piccoli e tanto colorati. Il loro cinguettio sembrava le dicesse "torna stasera"… Scapinèla all'imbrunire tornò alla tomba. Si distese vicina a Zöta. Piangeva ma sorrideva. Poi sentì il cinguettio e vide arrivare gli uccellini che luccicavano nel buio pesto. Non capiva. Le sembrava di vivere in una fiaba. La luce era abbagliante e dovette chiudere gli occhi. Poi un tepore la avvolse e ai piedi sentì una sensazione strana. Non sapeva che cosa le era successo. Aprì gli occhi e per prima cosa guardò in basso. Si sentiva alta. Erano le sue scarpette. Avevano i tacchi alti di diamante rosa. La scarpina era nera brillante di un materiale morbidissimo. Ora vedeva anche il vestito. La juta si era trasformata in seta purissima e tutti i fiorellini che in quegli anni aveva portato alla mamma si erano trasformati in pietre preziose. Indossava calze francesine velate di seta rosa. Gli uccellini misero a terra un telo di lino lilla su cui sdraiarono Scapinèla. Poi tutti insieme volarono al castello del Re per portare la piccola. Appena entrata il Principe la vide e si invaghì subito di lei. Scapinèla rimase esterrefatta da tanto lusso e ricchezza e si spaventò. Non riusciva a correre con quelle scarpette. Le tolse e corse veloce fuori. Il ponte levatoio era alzato. Allora fece un salto esagerato e arrivata dall'altra parte del fossato dovette lasciare le scarpe per potersi attaccare con le sue manine. Poi corse forte fino dalla mamma e dopo essersi spogliata di tanta magnificenza e rimessi i suoi stracci tornò triste ma felice verso casa. Il giorno dopo gli addetti al ponte mobile trovarono quelle scarpine preziose e le portarono al Re. Iniziarono a cercare la ragazza che portava quelle scarpe. Affissero dei cartelli per il paese. "Chi potrà calzare quelle scarpe diverrà sposa del Principe". Centinaia di ragazze andarono al castello. Nessuna aveva un piedino che potesse entrare in quelle scarpine.
Un giorno, molto tempo dopo, il Principe si allontanò per una passeggiata con amici. Si persero nel bosco e arrivò il buio. Erano disperati ma incontrarono Scapinèla che tornava dal castagno. Le indicò la strada per tornare al castello e fu in quel momento che al Principe sembrò di riconoscere quella ragazza. Non riuscì a dire una parola. Prese una scarpetta e si avvicinò a Scapinèla. Era mezzanotte. La piccola abbassò gli occhi e il Principe si chinò e le calzò facilmente la scarpettina. Era proprio lei. La prese in braccio, la strinse a sé, e senza mai toglierle gli occhi di dosso corse verso il castello. Per la prima volta nella sua vita dormì in un letto. Un materasso, delle lenzuola di lino, una calda coperta… tanto grande e tutta sola. Il Principe si innamorò subito di lei. Non solo per la sua bellezza, ma per la sua semplicità e bontà. Sarebbe diventata la Principessa del villaggio. Scapinèla era bellissima, forse piccina e magrolina, con occhi color smeraldo, una pelle chiarissima e un piedino piccolo e unico. Fecero una grande festa per il matrimonio e vennero invitati tutti. Anche la strega non tanto buona. Scapinèla fece un regalo anche a lei e quel giorno, soltanto allora, quella strega cattiva, capì cosa significasse essere buoni e anche la sua vita cambiò radicalmente.
E vissero tutti felici e contenti.


3 commenti:

Annamaria Galbiati ha detto...

I veri valori,di bontà,umiltà,generosità...semplicità, restano veri per sempre !
grazie per vercelo ricordato.

Annamaria Galbiati ha detto...

Scusa l'errore di ortografia: Grazie per avercelo raccontato !

Scrivo sempre troppo in fretta ...

èrman ha detto...

Grazie Annamaria. Io di errori ne faccio a bizzeffe. Sempre e sono anche un po' dislessico...