sabato 26 maggio 2018

OGGI CI HA LASCIATI - IL GRANDE ORESTE



"IL PEZZO DA 90"
Oreste, detto Trenta, è di Giustino e da giovane lavorava alla cava di felspato Maffei. Erano tempi duri quelli. Il suo secondo lavoro era il portatore. Portava viveri e materiale ai rifugi come il XII Apostoli, il Segantini e la Lobbia Alta. Era il 1949, quando, Oreste (Trenta) e Pimpi (Olimpio Olivieri, Tavela), anche lui di Giustino, salirono alla Madonnina per incontrare il fratello di Pimpi che era salito con un cavallo per portare la stufa. Non c’erano elicotteri e nemmeno la teleferica e quella stufa doveva arrivare al XII Apostoli. A portare a spalle la stufa erano rimasti Pimpi e Oreste. Era proprio “un pezzo da 90” la stufa. Pesava infatti 90 chili. Ricordo ancora quando Oreste, a fatica, mi raccontava quella giornata. Ricordo i suoi occhi felici nel rivivere quel ricordo. Le mie domande cercavano di provare un po’ di quella fatica. Ma non ci riuscivo. Era per me inimmaginabile. Inizialmente non capivo come si poteva portare tanto peso in due. Cercavo d’immaginarmi loro, uno davanti e uno dietro. Oreste mi sorrise. E sempre in dialetto mi disse che non era possibile procedere in quel modo. La stufa la portavano a vicenda. Il piano superiore sulla schiena e con le mani arrappati al ferro attorno alla stufa di ghisa. Un po’ Oreste, un po’ Pimpi. Rimasi senza parole. Mi si seccò la bocca. A volte, quando mi trovo in Patagonia a camminare con lo zaino pesante, ripenso all’Oreste e cerco di far finta di niente… Passò del tempo e un giorno parlai con Pimpi e dopo un buon bicchier di vino andai sull’argomento stufa. Mi piacque la sua spontaneità nel dirmi che la stufa, quel “pezzo da 90”, la portò Oreste per quasi tutto il cammino. La cosa più dura non era tanto il camminare ma il momento della sosta quando la si doveva appoggiare a terra e molto di più al momento di appoggiarla sulla schiena alzarsi in piedi. Però a Oreste piaceva questo lavoro. E poi mi piaceva vederlo camminare sempre con la “cicca” fra le labbra. Mai l’ho sentito dire: “Che fatiche facevano noi una volta…” Tanto grande quell'uomo anche se più basso di me.

2008 Ora credo abbia 75 anni ma sembra ancora un ragazzino. Aveva poi lasciato Giustino e lavorava in una fonderia nel bresciano e un giorno passando vicino al grande pentolone (non so come si dice in gergo) pieno di acciaio fuso mentre stava versando il contenuto incandescente negli stampi Oreste venne investito dai vapori. Ebbe per fortuna la prontezza di gettarsi in un bidone d'acqua. Poco dopo i suoi compagni di lavoro lo videro e prontamente lo tirano fuori dall'acqua prima che annegasse. A parte il volto, rimase ustionato su tutto il corpo. E' difficile farlo parlare quell'uomo. Con me però lo fa. Mi ha sempre detto che ha sofferto poco perché, per fortuna sua, rimase 3 mesi in coma. Poi è ritornato alla vita. E' sì un po' acciaccato ma non si lamenta mai. Le mani non gli consentirebbero di fare quello che prima poteva ma in qualche modo si è adattato e fa tutto. Ora è in pensione, nel senso che non lavora più con una paga mensile. Fa le sue cose dalla mattina alla sera. Lavora anche per altri, per chi gli chiede. Tempo fa ha fatto un lavoro anche per me e abbiamo quasi litigato per il prezzo. Voleva 5 euro all'ora! Io per quei soldi, ormai a fine lavoro, non volevo accettare perché dal mio punto di vista erano troppo pochi e quando gli ho detto che glie ne volevo dare almeno il doppio si è quasi arrabbiato. Mi ha detto che lui lavora perché gli piace farlo e non per i soldi. Però siamo a casa mia e quindi… Oreste ama molto andare per i monti e con sua moglie, Amabile, si fanno giri in montagna di 10 e più ore al giorno. Una bellissima coppia, serena, felice e amabile. Un grande maestro di vita potrebbe essere per tutti noi...

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