sabato 12 aprile 2008

LA FAMIGLIA DEGLI GNOMI


Sono stato via due giorni per una serata a Borgosesia ed intanto ho pensato ad una nuova fiaba perche' non ho fatto cose molto interessanti se non pensare alle streghe.

LA FAMIGLIA DEGLI GNOMI 
C’erano una volta Tartanoc e sua moglie Fumbla. Erano due gnomi molto poveri che avevano cinque figli: Ün, Dü, Tri, Quatru e la femminuccia Zinc. Zinc, a differenza dei maschietti, non si lamentava mai. Un giorno qualcuno busso’ alla porta. Era una strega, molto vecchia. "Sono molto stanca e ho fame... disse... Potete aiutarmi?". La strega si chiamava Begal e veniva da Onemissam, un paesino piccolo, tanto bello ma tanto lontano. Fumbla gli dette un po’ di pane e la sedia migliore della casa. Begal si fermo’ anche a dormire. Il mattino seguente la strega voleva ricompensare la famiglia di gnomi per l’accoglienza". Chiese ai piccoli gnomi cio’ che avrebbero desiderato ed i maschietti domandarono cose troppo grandi, troppo materiali, per le sue capacita’. Fumbla diceva sempre alla sua bimba, Zinc, che aveva gli occhi molto dolci ma la piccola non capiva cosa intendesse dire la mamma. Era ancora troppo piccola. Chiese alla strega se gli poteva far diventare gli occhi ancor piu’ dolci per fare in modo che, guardando ogni mattina le tazze dei fratelli, il latte diventasse dolce come se la mamma vi avesse messo dentro zucchero. Sentendo queste parole, la strega sorrise e disse: "Esaudiro’ il tuo desiderio e mandero’ la fortuna su questa casa". Begal lascio’ la casa degli gnomi e da quel giorno non vissero piu’ nella miseria.

giovedì 10 aprile 2008

TENTATIVO A "FIORI DI CORALLO"

Arco. Ritrovo alla ore 9. Pero' Andrea e Yuri (Parimbelli)arrivano alle 19.15. Non importa, tanto piove anche qui. Allora andiamo al bar. Non vedevo Yuri da tempo, da quando era al Rifugio per il corso di Aspirante Guida. Mi era piaciuto molto quel ragazzo... (http://www.parimba.com - bel sito, il suo). Poi a fare shopping dal Gobbi. Tanto per cambiare. Mi sono preso un imbrago speciale. Non avevo soldi, come sempre, ma Walter mi ha detto di prenderlo ed usarlo e se non mi piacera' di riportarlo indietro. Il Walter... Poi siamo tornati al parcheggio ed era quasi mezzogiorno. Ci stavamo salutando e sembrava si chiarisse. Andrea insiste di andare e così facciamo. Andiamo vrso la Mandrea e pioviggina ma la parete e' strapiombante ed almeno i primi tiri ci possono lasciar salire. Chiedo se mi lasciano fare il primo tiro. La via e' del 1986, di Maurizio Giordani, Fiori di Corallo. Poi chiedo di poter fare il secondo. "Concesso!" Poi mi infilo anche sul terzo e le cose cambiano. La fessura non e' bagnata ma le mani scivolano come ci fosse il ghiaccio al suo interno. Ad un certo punto capisco che non ce la faccio a salira in libera e mi attacco ad un friend. Appena dopo mi prendo ad un cordino infilato in un cuneo di legno e, mentre mi alzo per proseguire il cordino si sfila dal cuneo e fiondo giu'. Si sfila anche il frind sotto ed il volo si allunga. Andrea mi dice che "la mia" la devo combinare ogni volta. Qualcuno, da tempo, mi chiama anche Gianburrasca. Chissa' perche'! Saliamo ancora un altro tiro e poi scendiamo e belli fradici arriviamo alla macchina. Andrea ha fatto delle foto ma finche' non me le manda non le posso pubblicare. Yuri mi ha mandato una mail: "Ieri mi sono molto divertito, nonostante la roccia oleosa, stile cava di Nembro bagnata, questo a riprova che le piu' belle giornate arrivano anche quando non c'e' il sole se la compagnia e' giusta, sono stato bene".

mercoledì 9 aprile 2008

MIRTILLO

Continua a piovere... ma se non posso arrampicare l'acqua e' piu' importante delle stupidate che faccio io. Stavo cercando delle diapositive che mi hanno chiesto per fare una certa cosa e mi sono capitate fra le mani due dia che non ricordavo nemmeno di avere. Una di me, ai vecchi tempi, quando avevo ancora tutti i capelli e l'altra di Mitrillo. Ma chi e' Mirtillo, vi chiederete. Era il 1989 quando con Giarolli ed Orlandi eravamo al nostro secondo tentativo della famosa traversta in Patagonia. Eravamo quasi in vetta alla Standhardt. Ormai era buio e dovevamo bivaccare. Ero pronto a recuperare il saccone mentre Icio (Giarolli) saliva a jumar, quando, per una manovra sbagliata il saccone se ne ando' giu'. Ne seguì un bivacco penoso con poca roba addosso, niente sacco a pelo, niente da mangiare e da bere. Le sigarette erano finite e le altre si trovavano nel saccone. Io ed Icio eravamo anche molto tristi perche' il nostro amico, Mirtillo, era caduto col saccone. Era la nostra mascotte ed anche se non ci aiutava molto, ci caricava e quindi faceva parte della cordata. Il giorno dopo, quando scendemmo, andammo a cercare se lo trovavamo. Niente! Anche lo scorso autunno, ripassando sulla parete ovest cercai se trovavo il saccone. Niente da fare. Un giorno qualcuno lo ritrovera' ma non potra' dire chi era e di chi era amico. Era ancora piccolo quando l'avevamo portato con noi e non aveva ancora imparato a parlare. Si portava appresso un bigliettino, accuratamente arrotolato sul quale c'era scritto che non amava stare solo e che se lo si portava sempre insieme in qualche modo ci avrebbe sempre aiutati. Povero il nostro piccolo Mirtillo...

martedì 8 aprile 2008

PAPPA PER TUTTI






Giornata bigia e così ho concluso poco. E stamattina alle 10 c'erano 4 gradi. Non male per essere in aprile. Ho tagliato un po' di legna ed iniziato a costruire la recinzione del deposito gas. Poi ho guardato un po' di cose su internet per farmi venire un po' il nervoso. La triste storia del Tibet e lì pero' gli americani non ci vanno perche' non c'e' il petrolio. Che schifo... Poi una triste storia di un essere ... (non posso usare il termine che vorrei). Un artista, Guillermo Habacuc Vargas, che meriterebbe la stessa cosa che lui ha fatto ad un cane. Digitate quel nome su www.youtube.it e poi capirete perche' sono tanto arrabbiato. Poi ho giocato col computer ed ho preparato la foto della mia baracca della legna con le varie mangiatoie. Ah, il tasso che si vede nella foto e' un montaggio. Li vediamo sempre quando e' buio, scusate, ma sono tanto carini! La volpe, la faina ed i corvi mangiano sotto la finestra della cucina.

lunedì 7 aprile 2008

NEVE!

Ieri sera, quando andavo a letto, nevicava. Sembrava pieno inverno e stamattina, quando mi sono alzato, fuori era tutto bianco. Mi hanno detto che a Campiglio ne sono caduti circa 40 centimetri. Da molti mesi non si parla di buco nell'ozono. Non si sarebe potuto farlo visto che ha fatto un inverno abbastanza freddo ed e' caduta anche la neve e nevica anche ora nostante sia aprile.

domenica 6 aprile 2008

ALBERTO IL LUNGO

Oggi sono stato ad arrampicare ad Arco con Alberto, il grande Alberto Acerbis. Grande anche perche' e' alto circa un metro e novantacinque. Pero' non ho mai sentito dire da lui che non arriva a prendere quell'appiglio... Ci siamo divertiti ed abbiamo fatto un paio di viette.

venerdì 4 aprile 2008

I TRE DESIDERI

Oggi sono stato ad arrampicare in falesia e poi sono venuti due miei colleghi maestri di sci, Thomas e Marino per aiutarmi a tagliar alcune piante in quanto devo recintare il bombolone del gas. Proprio bravi questi ragazzi. E come lavorano... Avevo preparato tutto ma loro sono arrivati con la loro roba. La motosega, il "manarot", il "zapin", olio e miscela. Probabilmente, conoscendomi, credevano che quella roba io non l'avessi. Tutto qui. Poi ho pensato ad un'altra novella.


OFTA, ZAVAR E TIMPIDIGUNTI C'era una volta una Strega di nome Ofta ed un giorno decise di fare un regalo a molti gnomi. Ad ognuno di loro dono’ una candela rosa. Lo gnomo, ogni qualvolta aveva un desiderio, la doveva accendere ed esprimerlo, ricordandosi pero’ che una candela poteva esaudire solo 3 desideri. In poco tempo quasi tutti gli gnomi avevano consumato la candela. Solo allo gnomo Timpidigunti rimase un pezzetto di quella sua candela rosa. La conservo’ pensando a qualcuno. Passo’ molto tempo ed un bel giorno incontro’ Zavar, un povero piccolo gnomo, che aveva bisogno del suo aiuto. La mamma dello gnomo era molto ammalata. Timpidigunti accese per l’ultima volta sua candela ed espresse il suo desiderio. Il giorno dopo lo gnomo incontro’ Zavar che si getto’ al suo collo per ingraziarlo, in quanto la mamma era guarita. Timpidigunti e Zavar fecero salti di gioia insieme. Si rotolarono nel letame dal tanto felici che erano, e quanti succhi di frutta d’uva ingurgitarono, e quante mele riuscirono a mangiare quel giorno! Lo gnomo si era gia’ dimenticato delle cose inutili che aveva chiesto alla candela coi suoi primi due desideri. Torno’ a casa, felice di quanto era riuscito a fare con suo ultimo desiderio. Il giorno dopo, al suo risveglio trovo’ una nuova candela rosa, ancor piu’ lunga di quando la strega gliela dono’ la prima volta.

giovedì 3 aprile 2008

NESSUNO VUOLE ARRAMPICARE CON ME

Stamattina ho fatto un paio di telefonate per cercare qualcuno con cui arrampicare ma erano impegnati. Allora ho deciso di andare ad Arco da solo a fare una vietta. Ormai da solo, slegato, non arrampico piu' ma autoassicutato e' un'altra cosa. Mi sono infilato su una breve via, sul Pilastro Themis, (Themis, figlia di Urano e Gea) ed ho cominciato a salire. Quando si fa una via autoassicurati si effettua il tiro di corda ed arrivati in sosta bisogna ridiscendere per recuperare il materiale e poi risalire con le jumar sulla corda. Parto per l'ultimo tiro e su un passaggio un po' piu' difficile mi rendo conto che non ho le scarpette d'arrampicata ai piedi. Ormai e' tardi e proseguo. A circa 15-20 metri dall'uscita della via, la sorpresa. La corda mi si sfila dal gri-gri, l'attrezzo che mi serviva per l'autoassicurazione, e così mi trovo lì, appeso e senza corda. Mi metto a ridere pensando a chi mi dice che avrei proprio bisogno di una badante, almeno di una. Raggiungo poi la fine della via e mi arrangio a scendere di lato fra gli arbusti fino ad arrivare ad un punto dove posso riprendere la corda. Di nuovo parte del tiro, poi giu' nuovamente e su ancora. Poi la tranquilla discesa sul sentiero immaginando la faccia della mia badante.

mercoledì 2 aprile 2008

LO GNOMO SENZA NOME


Bella giornata anche oggi. Che fortunato sono io. Ho corso con Isotta, oggi in salita e poi un po' in palestra. Ho finito di preparare il mio ultimo film che, con mia grande sorpresa, e' stato ammesso al Filmfestival della Montagna di Trento. Poi ho pensato ad una bella storiella.

LO GNOMO SENZA NOME 
C'era una volta uno Gnomo senza nome. Non gli era stato dato nemmeno un nome perche' era tanto piccolo e brutto che un nome sembrava non lo meritasse nemmeno. Un giorno incontro' una Strega. La strega si chiamava Forbis e lo gnomo aveva tanta paura di lei perche' la storia, la mamma, i fratelli, gli amici, insomma tutti, insegnavano che le streghe erano esseri da cui bisognava diffidare e soprattutto erano brutte e cattive. Lo gnomo aveva paura di lei ma la stuzzicava, spiandola e seguendola, per vedere dove poteva arrivare la sua cattiveria ed a quali stregonerie sarebbe ricorsa per far capire allo Gnomo di stargli lontano. Ma lui insisteva nel seguirla e nello spiarla. Ormai sapeva quasi tutto di lei ed inizio' ad avvicinarsi sempre di piu'. Finche', un bel giorno, nascosto dietro un albero stregato, riuscì a vederla in viso. Rimase con gli occhi sbarrati quando vide che quella Strega, con quel suo vestito nero, quasi a brandelli e stracciato, aveva il viso carino. Anzi, gli parve addirittura bella, e rimase a bocca aperta. Era esterrefatto... Si mise a correre nel bosco ed ogni tanto inciampava e cadeva. Si rialzava senza voltarsi indietro per paura che la strega lo acchiappasse visto che si era resa conto che lo gnomo l'aveva vista in volto. Passo’ tanto tempo e lo gnomo non trovava di meglio da fare che seguire la strega e cercare di vederla in faccia. Ma ormai qualcosa sembrava fosse nato fra i due. Pero’, qualunque fosse la cosa che stava nascendo non era possibile. Lui era uno gnomo e lei una strega. Lui, piccolo e brutto e lei grande e strega e pure bella. Pero’ lo gnomo qualcosa voleva fare. Cerco’ del denaro ma non lo trovo’. Gli capito’ per le mani solo una scatola. La pulì bene, la lego’ con dei rametti e sopra ci mise un fiorellino. Poi lascio’ la scatola sotto la grande quercia dove la strega amava sedersi. Quando la strega giunse alla quercia e trovo’ la scatola si arrabbio’ moltissimo quando,
 aprendola, al suo interno non vide nulla. Inizio’ ad imprecare al cielo. Strillava fortissimo… “Che cosa vorrebbe quello gnomo? Un regalo? Ma dentro ci deve essere qualcosa per essere definito regalo”. Lo gnomo era nascosto dietro una pietra. Aveva gli occhi pieni di lacrime. Poi scappo’. Ritorno’ alla quercia alle prime luci del giorno seguente e con dei legnetti scrisse: “La scatola e’ piena di baci” e se ne ando’. Quando all’imbrunire Forbis torno’, lesse il messaggio. Si sentì annientata e pianse. Raccolse la scatola e la infilo’ nel suo sacco . Per tutto il resto della sua vita, la strega tenne sempre la scatola vicino al suo letto e quando si sentiva scoraggiata o in difficolta', apriva la scatola e tirava fuori un bacio immaginario ricordando l'amore che lo gnomo aveva messo dentro... Ognuno di noi ha una scatola piena di baci 
e amore incondizionato.

martedì 1 aprile 2008

LO GNOMO ED IL GELATO

Giornata molto tranquilla oggi. Stamattina sono andato a correre con Isotta e poi mi sono messo a lavorare nel mio orticello. Ho vangato e messo un po' di insalata. Mi sono anche gustato la vista dei caprioli che mangiavano le mele ed anche se li vedo tutti i giorni, e piu' volte al giorno, la cosa e' sempre bella ed emozionante. Nel pomeriggio ho tagliato un po' di legna e poi ho sofferto al computer perche' non mi riesce di fare una cosa. Spero di riuscirci domani. LO GNOMO ED IL GELATO Anni fa, quando un gelato costava molto meno di oggi. Tananai, un piccolo gnomo, entro' in un bar e si sedette al tavolino. La cameriera, una strega di nome Bedul, gli porto' un bicchiere d’acqua. "Quanto costa una coppa con tre gusti?" chiese lo gnomino. "500 lire" rispose la cameriera. Lo gnomo prese delle monete dalla tasca e comincio' a contarle."Mi scusi, quanto costa un gelato semplice?". In quel momento c'erano altri avventori che aspettavano e la strega cominciava un po' a perdere la pazienza. "200 lire!" gli rispose la strega in maniera brusca. Il bambino conto' le monete ancora una volta e disse: "Allora mi porti un gelato semplice!".Bedul gli porto' il gelato e il conto. Il bambino finì il suo gelato, pago' il conto alla cassa e uscì. Quando la strega torno' al tavolo per pulirlo comincio' a piangere perche' lì, nell'angolo del tavolino, c'erano 300 lire di mancia per lei. Tanai chiese il gelato semplice e non la coppa per riservare la mancia alla strega. Se imparassimo dagli gnomi e dalle strehe...