lunedì 20 agosto 2012

IL VOLO


Ormai la voce ha girato e sanno in molti cosa mi è capitato...

Giovedì 9 agosto. 
Mi trovo con Chicca verso le 13 al parcheggio delle funivie di Pinzolo. Andiamo a Vallesinella e poi, non troppo velocemente, saliamo al rifugio Brentei. Con calma e leggeri visto che quasi tutta la nostra roba è già su che ci aspetta. Ultimamente siamo già saliti qualche volta per fare quella che credevamo fosse una nuova via, proprio al Crozzon, dove stiamo andando anche ora. Al rifugio ci carichiamo di tutta la nostra roba e andiamo alla base di quella fantastica montagna. Passeremo la notte proprio sotto, all’Hotel Paganini *****. La serata trascorre molto piacevolmente con dei salatini e anche un buon goccio di vino bianco. Molto presto siamo già nei sacchi a “velo” col cielo stellato.
Verso le 4 Chicca mi sveglia. Alle 5 siamo già alla base e iniziamo a salire con le frontali. Ho le ginocchia un po’ fredde perché sto salendo in “braghe” corte. Chicca mi ha regalato un paio di pantaloncini corti bellissimi. Bianchi e coi fiorellini rosa ma arrivato all’Hotel Paganini mi sono reso conto di aver dimenticato a casa i pantaloni lunghi. Acc…!
Poi la grande cengia e, prima di iniziare a salire sul pilastro, spegniamo le frontali. Un paio di tiri non troppo “hard” e siamo alla sosta sotto il famoso tiro. Sono da poco passate le sette che inizio il bellissimo tiro sotto il tetti a scala. Sono molti anni che non passo più di qua.
Abbastanza veloce su fantastici appigli, un passo più difficile e poi, su ancora. Quando arrivo alla sosta proseguo dritto, rinvio un cuneo di legno pensando alla mia compagna, traverso a sinistra e poi su dritto fino a fine corda. Proprio alla fine e a fatica attrezzo la sosta che mi sembra buona. Un kevlar, piastrina e Chicca può salire. Sono solo le 8. Quando lei mi raggiunge proseguo.
Raggiungo un diedrino. La roccia fa schifo e sto attento. Poi, con un paio di movimenti difficili e  traverso a sinistra. Proseguo. La roccia ora è molto buona e facile. Dico alla mia “nanerottola” di spostarsi subito e salire a sinistra. Mentre proseguo continuo a parlare e gli dico che è facile, forse III° grado. Gli dico che poi, dopo la cengia che sto raggiungendo, andremo facilmente verso sinistra. Non parlo, chiacchiero, mentre salgo. Alzo la mano destra e mi attacco al bordo della cengia, almeno così credo di ricordare, e cado all’indietro…
Quello che ricordo perfettamente… la mano che mi passa vicino alla tempia, la testa che và all’indietro. Sono leggero, sono senza peso… Sono arrabbiato… ciao… finito… finito… mi vedo il mio casco grigio e la testa sfondata e metà faccia fracassata… stringo i denti… credo di aver chiuso gli occhi… credo… non mi fermo più… poi, tutto finisce.
Non sento niente. Sono ancora qui. Sono ancora vivo. Sto pendolando avanti e indietro e cerco di continuare spingendomi coi piedi. Al secondo tentativo mi aggrappo alla parete. Mi alzo 2-3 metri e strillo alla mia compagna: “sto bene”, “non ho niente”, “stai tranquilla”. Gli dico di assicurarmi che salgo fino alla sosta che ho saltato non tanto prima. La raggiungo e mi autoassicuro subito. Ora comincio a sentire un po’ male. Mi sanguina un po’ la mano destra e mi fa male il polso. Anche il gomito sinistro ha preso una botta. Le gambe mi fanno abbastanza male e, solo ora, vedo il sangue che, da vari punti, mi cola sulle gambe. Guardo da dove sono caduto e sotto dove sono arrivato. Che fortuna. Sarò volato almeno 60 metri e sono ancora qui… Ma ora devo pensare a Chicca. Chissà cos’avrà passato lei.
Pensieri di Chicca:
“E’ veramente uno spettacolo vedere "Il maestro" progredire sull'immensa parete. Si muove con delicatezza sulla roccia friabile sopra al diedrino, qualche metro sopra la mia testa, mentre lo assicuro alla sosta. Poi si sposta e mi consiglia dove dovrò andare quando sarà il mio turno. Prosegue e mi dice che finalmente la roccia è bella, le difficoltà ormai sono superate; se proseguiamo con questo ritmo saremo in cima prima del previsto.
Ermanno è ben appoggiato sui piedi, allunga la mano destra sulla cengia, ma, come estraesse un coniglio dal cappello del mago, salta via un grosso sasso, le sue mani non sono più sulla parete. "Non può cadere, è ben appoggiato sui piedi" mi dico, e invece in un niente vola all'indietro ed è già al livello della sosta dove mi trovo. Penso velocemente che non riesco a recuperare corda, devo solo tenere le mani strette strette sotto al secchiello. Non completo neppure questo pensiero che mi ritrovo tirata in fuori, a testa in giù. Allora stiamo cadendo entrambi... moriremo. Invece si ferma tutto con un colpo secco della corda che mi fissa alla sosta, una botta sul casco e un'altra alla schiena. Sono praticamente sdraiata sulla schiena, sottosopra, sulla roccia verticale sotto alla sosta e, fortunatamente, la piastrina si è bloccata tra il mio fianco sinistro e la parete; le corde hanno fatto attrito contro il cosciale dell'imbrago... e con i pantaloni... così ora non scorrono più. Il volo di Ermanno è finito. Ma ho paura a chiamarlo... mi sento solissima, impreparata, incapace.
"Chiccaaaaa!" è lui. Che sollievo infinito, non so ancora come sta, ma la sua voce è fantastica, sembra che non si sia fatto niente: è lui che rassicura me! Mi dice cosa fare per recuperarlo mentre arrampica nuovamente.
Alla sosta sotto a quella dove mi trovo, Ermanno propone di non continuare la salita, e ammette che qualche graffio se l'è fatto.
Voglio raggiungerlo al più presto, sono preoccupata che abbia qualcosa di serio visto che minimizza sempre.
Così sto attentissima alle istruzioni che mi dà per calarmi in doppia da lui.
Lo abbraccio. E' un po' acciaccato e sanguinante, ma è vivo! Sono felice, incredula e, per una volta, mi sento davvero fortunata.
Scendiamo in doppia fino alla base della parete. E’ sempre Ermanno a pensare a tutto. Una volta giù propongo di chiamare l'elicottero, ma lui niente: testardo come un mulo, oltre che con più vite di un gatto! Forse è perché non è troppo professionale, per una Grande guida alpina, essere soccorso in braghette rosa”!
No, forse sarebbe il caso di farlo ma pensare che venga l’elicottero per me… no. In qualche modo potrò scendere e andare in ospedale. Se lo chiamassi poi inizierebbero le televisioni, i giornali, i giornalisti… No, sono vivo e mi posso arrangiare. Verso le 14 siamo in ospedale…

Questo è quanto mi è successo. Venerdì sorso mi hanno tolto i punti e ora sto abbastanza bene e ho già ripreso ad arrampicare.

8 commenti:

randi ha detto...

Hermann sono felice che tu stia bene. ah! spirito indomito, non riesci proprio a vivere più tranquillamente?

Herman ha detto...

Meglio 100 giorni da leone che uno da fifone...

Anonimo ha detto...

Complimenti, per come è andata, per il racconto, per l'umanità che trasmetti. Complimenti per tutto.
Rendi ancora più umano un personaggio (tu) che per me equivale ad una vera e propria "leggenda vivente". Grazie.

Anonimo ha detto...

Forse tua moglie preferirebbe un fifone vivo che un leone morto, ci hai mai pensato?

Franca ha detto...

Caro Ermanno, adesso che io e mio figlio più piccolo, nove anni, abbiamo scoperto il suo sito, non può farci questi scherzi! Abbia cura di lei e dei suoi cari. Un abbraccio.

Herman ha detto...

A volte, quando ci ripenso mi vengono un po' i "trividi". Devo ringraziare Chicca però, che mi ha tenuto. Quanto prima ritorneremo...

Anonimo ha detto...

Scusa l'ignoranza, ma come mai un'volo di 60 metri? Di solito le assicurazioni non sono più ravvicinate? Hai acceso un cero alla madonna? :) Stavolta se lo merita...

Will ha detto...

Beh... che aggiungere se non le parole del grande Emilio Comici


"Così è fatto l'animo dell'alpinista: più tempo passa lontano dai monti più lo punge il desiderio di ritornarvi, e con maggiore nostalgia rievoca le emozioni di certi momenti grandiosi vissuti sulla parete, conquistando palmo a palmo il terreno, vivendo sempre nell'incertezza delle ulteriori difficoltà d'affrontare.
Bello e intenso è il vivere, quando, legati ad una corda, aggrappati ad un appiglio, appesi ad un chiodo, si combatte la battaglia con il monte.
Bello e intenso è il vivere, e le più belle ore di vita sono appunto quelle in cui essa è in pericolo: solo allora ne misuriamo il giusto valore.
Si dirà che queste parole suonano assurde. No. Al contrario. Così s'impara a vivere, si rafforza lo spirito ed il corpo, e con la stessa tranquillità con la quale si esamina la parete da scalare, si affronteranno poi tutti i disagi della vita.
Dunque la nostra lotta non è un assurdo, non è un rischio inutile: è un'alta scuola, che tempra il carattere dell'uomo."
Emilio Comici da "Alpinismo Eroico"