giovedì 17 luglio 2008

PREUSS

Ieri mattina mi sono alzato alle 4. Sono salito al rifugio Brentei e poi sono andato alla base del Crozzon di Brenta. Poco prima delle 7 ho attaccato la parete. Non l'avevo mai percorsa ed ho salito la via Preuss. La mia mente continuava a tornare al 1911, quando Paul Preuss con Paul Relly, la salì. Poco dopo le 9 ero in cima e mi sono fermato un bel po' a gustarmi la giornata incredibile. Poi la traversata alla Tosa e giu' al Brentei a fare due chiacchiere con Claudio Detassis. Alle 13 ero a Vallesinella e poi a casa a sentire la brutta notizia. 
CHI ERA PAUL PREUSS: "Il cavaliere solitario" precipito' dallo spigolo Nord del Mandlkogel, sulle Alpi austriache una prima solitaria, in pieno VI grado. Sembra che infuriasse una bufera.
Il suo corpo fu trovato solo 11 giorni dopo sotto un manto di neve fresca. La parete venne vinta solo circa 20 anni piu' tardi. Preuss e' considerato il padre spirituale del moderno "free climbing", per quanto la sua filosofia di arrampicata fosse improntata massima intransigenza, piuttosto lontana dall'etica attuale. Egli ripudiava qualsiasi mezzo artificiale atto alla progressione ma anche alla sola assicurazione. Cio' esige da parte dello scalatore una totale consapevolezza dei propri mezzi e limiti.
Rifiutava anche l'uso della corda doppia in discesa, in quanto chi sale deve essere anche
in grado di scendere gli stessi passaggi, solo così lo scalatore dimostra di essere al di sopra
delle difficolta' superate e quindi di non aver azzardato.
Sembra che sui passaggi veramente ardui facesse slegare il compagno di cordata per non trascinarlo in una eventuale caduta.
Delle sue innumerovoli imprese la piu' famosa rimane forse il superamento della parete Est
del Campanile Basso di Brenta il 28 luglio 1911. Un ardito V grado che egli supero' da solo e
ovviamente senza corda!
È singolare notare che nei suoi scritti non compaia mai l'espressione "lotta con la montagna" che abbonda invece in  pressoche' tutta la letteratura alpina precedente e successiva.
Tratto da: "L'arrampicata libera di Paul Preuss",
R. Messner


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